Carlo Acutis: avanti tutta verso l’infinito

Carlo Acutis: avanti tutta verso l’infinito

San Carlo Acutis

Il 7 settembre 2025, in occasione della solenne canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha celebrato i due giovani santi come una benedizione e una festa bellissima per tutta la Chiesa e per il mondo intero. Rivolgendosi in particolare ai giovani e ai ragazzi accorsi per l’evento, il Santo Padre ha espresso una gioia palpabile: «Fratelli e sorelle, oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo! E volevo salutare soprattutto tanti giovani, ragazzi, che sono venuti per questa santa Messa! Veramente una benedizione del Signore: trovarci insieme con tutti voi che siete venuti da diversi Paesi. È veramente un dono di fede che vogliamo condividere».

Una santità alla portata di tutti

La storia di Carlo Acutis, questo giovane laico nato a Londra nel 1991, è un monito emozionante e attuale, un “santo con le scarpe da tennis” che insegna alle nuove generazioni a trovare la felicità e la salvezza in un mondo frenetico. Carlo è l’esempio luminoso che la santità non è un obiettivo irraggiungibile, ma una via aperta a tutti, che si percorre con i mezzi più semplici: la Messa quotidiana e la carità. La sua esistenza, insieme a quella di figure come Pier Giorgio Frassati, testimonia che si può coltivare l’amore per Dio e per i fratelli attraverso mezzi semplici e alla portata di tutti.

L’Eucaristia: la nostra via di fuga dalla tristezza

Il fulcro pulsante della breve ma intensa esistenza di Carlo fu l’incontro quotidiano con il Signore nell’Eucaristia. Quella presenza reale di Gesù Cristo nell’Ostia consacrata era per lui una certezza, la garanzia che l’uomo non è mai abbandonato, nemmeno nelle prove più dure. Le sue parole risuonano come un inno alla speranza e alla gioia: «L’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo!».
Questo Santo ci insegna che la vera conversione non richiede sforzi sovrumani, ma un semplice “movimento degli occhi”: «La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La conversione non è altro che spostare lo sguardo dal basso verso l’Alto, basta un semplice movimento degli occhi». Carlo ci invita a cercare quella felicità che non delude mai e che si trova solo in Cristo. Innamorato di Gesù, partecipava alla Messa tutti i giorni con il permesso del suo direttore spirituale, fin dalla Prima Comunione ricevuta in anticipo nel 1998. Era convinto che «Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!».

Il genio digitale al servizio del Vangelo

Carlo ha saputo dimostrare che la fede e la tecnologia possono danzare insieme, facendo del progresso tecnologico un vero e proprio strumento di apostolo. Utilizzando il suo spiccato genio informatico e la sua completa disponibilità verso chiunque ne avesse bisogno, egli non solo si occupò del sito della parrocchia di Milano, ma progettò e realizzò una mostra internazionale sui Miracoli eucaristici. Questa vasta rassegna fotografica, che documenta circa 136 miracoli riconosciuti dalla Chiesa, è l’eredità concreta del suo zelo, un capolavoro digitale nato dal desiderio di spiegare il mistero eucaristico a tutti i suoi compagni.

Carlo ha lasciato un messaggio quanto mai attuale alle nuove generazioni: è possibile essere un autentico testimone di Cristo in tutti gli ambienti, compresi quelli tipici di un adolescente come la famiglia, la scuola, lo sport, i viaggi e i giochi.

La bellezza dell’anima e la carità nascosta

Ispirato da san Francesco d’Assisi e sant’Antonio di Padova, Carlo fece della carità il fondamento del suo essere cristiano. Si dedicava ai più poveri, ai bisognosi, ai senzatetto e agli extracomunitari, aiutandoli anche con i soldi risparmiati dalla sua paghetta settimanale. Questa generosità si esprimeva attraverso piccoli gesti concreti, spesso nascosti, vivendo quella che papa Francesco ha chiamato la santità “della porta accanto”.
Ma il suo insegnamento più profondo riguarda l’anima. Carlo si meravigliava della distrazione del mondo: «Gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e non si preoccupano della bellezza della propria anima». Per lui, l’unica vera paura doveva essere il peccato: «L’unica cosa che dobbiamo temere veramente è il peccato». La sua vita era protesa verso l’Assoluto, e la sua devozione alla Vergine Maria – espressa con la recita quotidiana del Rosario (LINK cod. 8011; 8997) – rafforzava il suo desiderio di proiettare l’esistenza nella realtà della vita eterna.

Un’eredità incancellabile

Quando, nell’ottobre del 2006, fu colpito dalla leucemia M3, la forma più aggressiva, Carlo dimostrò la coerenza totale della sua fede. Pochi giorni prima del ricovero, egli offrì la sua vita «al Signore per il Papa, per la Chiesa, per andare in Paradiso». Medici e infermieri rimasero edificati dalla sua accettazione della malattia e della sofferenza. Perfino la malattia e la morte non gli hanno impedito di amare e di offrirsi a Dio.

La sua canonizzazione è un incoraggiamento potente per la Chiesa. Come ha ricordato il Santo Padre nell’omelia: «Carissimi, i santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani, a non sciupare la vita, ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro».

Carlo Acutis ci ha lasciato un’eredità incancellabile: l’invito a non limitare lo sguardo all’orizzonte terreno, ma a vivere intensamente il Vangelo, trovando nell’Eucaristia la salvezza che mai delude.

Carlo Acutis: avanti tutta verso l’infinito

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