In un mondo che spesso ci spinge a conformarci e a cercare la fama a tutti i costi, emerge una figura che ci ricorda il valore inestimabile di essere “originali”: «Tutti nascono originali, ma molti muoiono fotocopie», diceva. Carlo Acutis, un ragazzo allegro, spigliato e vivace, innamorato del messaggio di Gesù, ha saputo incarnare il Vangelo con una gioia contagiosa, distinguendosi per la sua autentica normalità e una profondità spirituale che ha lasciato un segno indelebile. La sua vita, durata appena 15 anni, è stata un inno alla felicità vissuta in armonia con Dio, e presto, il 7 settembre 2025, sarà proclamato santo.
Quella “marcia in più”…
Carlo era un ragazzo dei nostri tempi, diviso tra il computer, gli amici, lo sport, la scuola e i divertimenti. Eppure, possedeva una “marcia in più”: la sua profonda amicizia con Gesù. Credeva fermamente che «Dio ha scritto per ognuno di noi una storia unica e irripetibile, ma ci ha lasciato la libertà di scriverne la fine». E lui, Carlo, ha scelto Gesù come modello e compagno per scrivere la propria.
Il cuore della sua santità: L’Eucaristia
Al centro della sua spiritualità pulsava un amore sconfinato per l’Eucaristia, che definiva la sua «autostrada per il cielo». Andava a Messa ogni giorno e amava sostare in adorazione davanti al tabernacolo, dicendo: «Siamo più fortunati noi delle folle di duemila anni fa, perché loro per incontrare Gesù dovevano andarlo a cercare nei villaggi mentre noi possiamo scendere nella chiesa sotto casa e trovarlo realmente presente nell’Eucaristia».
Accanto a Gesù, un posto speciale nel suo cuore era riservato a Maria: «La Madonna è l’unica donna della mia vita!», affermava. Carlo nutriva una fiducia profonda nella Vergine, considerandola «la scala più corta per salire in cielo» attraverso il Rosario, che pregava quotidianamente.
Un “scienziato informatico” al servizio del Vangelo
Ciò che rende Carlo un modello così attuale per i giovani è la sua capacità di coniugare una profonda fede con le passioni della sua generazione. Era un vero “scienziato informatico”, capace di usare il computer in modi che meravigliavano gli esperti. Ma non lo faceva per sé; per lui, l’informatica era un veicolo di evangelizzazione e di catechesi, come dimostrano le mostre sul web che ha realizzato.
Un cuore grande e generoso
La carità di Carlo era un fiume in piena. Mosso dal desiderio di mettere Gesù al primo posto, vedeva in ogni persona il volto di Dio. Nonostante provenisse da una famiglia agiata, non si vantava della sua posizione sociale e non si interessava alle mode, litigando con la mamma per evitare acquisti superflui. La sua attenzione era rivolta agli “ultimi”: i mendicanti, gli extracomunitari, i malati, gli anziani e chiunque avesse difficoltà a integrarsi. Portava loro cibo dalla sua cena e una volta usò i suoi risparmi per comprare un sacco a pelo per un senzatetto. Ai medici che gli chiedevano come stesse durante la sua malattia, rispondeva con un sorriso: «C’è gente che soffre molto più di me». E, nel suo letto di morte, diceva all’infermiera: «Non svegli la mamma che è stanca e si preoccuperebbe di più». La sua capacità di amare il prossimo era tale che padre Roberto Gazzaniga lo ricordava come «un pezzetto di cielo per gli altri ragazzi».
Il suo “kit per diventare santi”
Carlo credeva che la santità fosse una meta possibile per tutti e aveva persino ideato un kit per diventare santi:
• Un grande desiderio di santità.
• Vivere ogni giorno la Messa e la Comunione.
• Recitare ogni giorno il Rosario.
• Una razione giornaliera di Parola di Dio.
• Un po’ di adorazione.
• La Confessione tutte le settimane.
• La disponibilità a rinunciare a qualcosa per gli altri.
Un salto nell’eternità con il sorriso
La sua morte, a soli 15 anni, fu un “salto nell’eternità”, come lui stesso sembrava presagire. Colpito da una leucemia fulminante, affrontò la malattia con un coraggio e una serenità che stupirono tutti. Offrì tutte le sue sofferenze «per il Papa e per la Chiesa, per non fare il Purgatorio e andare dritto in Paradiso». Il suo volto, anche nella malattia, era luminoso e il suo sorriso disarmante.
La storia di Carlo ha commosso il mondo intero, specialmente i giovani, che lo riconoscono come un testimone autentico dell’amore di Dio. La sua salma è stata trasferita ad Assisi, meta di innumerevoli pellegrinaggi, e il 5 luglio 2018, Papa Francesco lo ha dichiarato venerabile. Il 10 ottobre 2020 è stato beatificato, e ora, la Chiesa si prepara a proclamarlo santo il 7 settembre 2025.
Carlo Acutis è un ragazzo che ha dimostrato come la santità non sia qualcosa di artefatto, di ingessato, di estraniato dalla vita, ma una realtà gioiosa e viva, da raggiungere «senza sciupare neanche un minuto». La sua vita ci insegna che, proprio come un ponte ben costruito unisce due sponde, così una fede autentica può unire la vita quotidiana e le passioni moderne a un amore profondo per Dio e il prossimo, portando a una felicità piena e contagiosa.
Seguiamo le sue orme per riscoprirci chiamati a puntare in alto nella nostra vita, destinati a una gioia piena e senza fine!


