Concretamente, cosa significa?
Come si passa dall’immaginetta alla vita? Come si fa ad incarnare davvero il Vangelo? Intanto, riconosciamo che, prima di andare in Cielo, la Sacra Famiglia ha vissuto sulla terra. La nostra stessa terra. E ha passato delle difficoltà… alcune di esse, sono le nostre stesse difficoltà. “Regaliamo le colombe o un agnello?”, avrà chiesto Maria a Giuseppe, per sentirsi rispondere dal marito: “L’agnello non ce lo possiamo permettere”. Eppure, Gesù, è stato presentato al tempio e consacrato a Dio lo stesso. Quante volte siamo frustrati, vorremmo di più e, per questo, alcuni desideri restano in cantina. Anche Maria e Giuseppe hanno dovuto rinunciare al “meglio”, accettando l’essenziale. Eppure, hanno vissuto sempre con dignità. Quanti matrimoni o battesimi rimandati perché “non possiamo fare la festa che vorremmo”. La sacra famiglia ci insegna ad andare al cuore delle cose, alla ragione profonda dei gesti.
Gesù, al centro delle nostre giornate, anche nella stanchezza!
Giuseppe sarà stato stanco, molte volte. Faceva un lavoro duro. Maria era una donna come tante altre, non ha vissuto su un trono. Riempiva l’acqua al pozzo, preparava la tavola, aiutava le amiche e le parenti nelle fatiche quotidiane. Ci è difficile pensare che Dio, nella sua immensità, possa aver scelto, per il Figlio, anzitutto una famiglia normale. Eppure è così. Niente oro o proprietà di lusso. È la presenza di Dio a rendere sacra quella famiglia. Non siamo Maria e Giuseppe, né tantomeno Gesù, ma possiamo anche noi rendere sacra la nostra vita quotidiana. Probabilmente Dio chiede anche a noi di rimboccarci le maniche, di guadagnare il pane con umiltà: senza pretendere di essere altrove, senza aspettare “il di più” per essere felici. Semplicemente mettendo Gesù al centro di tutto. Guardare la Sacra Famiglia significa questo: lacciare che Dio viva, nutra, edifichi, riempia di amore il nostro – spesso faticoso – ritmo quotidiano.


