Napoli, culla di speranza e carità
In questo cammino di rinnovamento spirituale, la città di Napoli emerge con forza come simbolo di redenzione. L’immagine scelta per accompagnare la Giornata Mondiale dei Poveri 2025 raffigura l’altare della Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, nel cuore del Rione Sanità. Questo altare è stato ricavato da una barca di migranti, trasformata in luogo sacro da alcuni detenuti del carcere di Secondigliano. È un segno potente che sussurra una verità commovente: la povertà non è un destino immutabile, ma un mare che può essere attraversato insieme, se la comunità si fa autentica compagna di viaggio. Essere “ancorati alla speranza” significa restare saldi nella fiducia, ma anche liberi di solcare nuovi mari.
San Giuseppe Moscati: «Chi può metta qualcosa, chi ha bisogno prenda»
E proprio nella Napoli pulsante di vita e dolore, all’inizio del Novecento, fiorì l’esempio luminoso di san Giuseppe Moscati, il laico che visse la sua professione medica come un atto ininterrotto di apostolato e carità. Giuseppe Moscati (1880-1927) non fu solo un luminare della scienza medica, fu soprattutto un cuore ardente, capace di vedere nei sofferenti il volto di Cristo. La sua esistenza fu un ritmo intensissimo di studio, lavoro e preghiera. Per Moscati, la ricerca quotidiana della verità scientifica e la comunione quotidiana con Dio erano due momenti inseparabili dello stesso impegno. Prima di affrontare l’autopsia, compiva il segno della croce davanti al cadavere, rendendo onore a quel corpo che Dio aveva amato e fatto vivere. Un gesto che racchiude il rispetto profondo per la dignità umana che il Giubileo intende celebrare.
Moscati si sentiva semplicemente un veicolo di conoscenze provenienti da Dio, destinate a lenire il dolore di chi soffre. La sua dedizione ai poveri fu concretissima e commovente, come si vede già da questo semplice elenco: • l’onorario del servizio: nelle visite a domicilio, regolava l’onorario tramite un cestino con una scritta: «Chi può metta qualcosa, chi ha bisogno prenda»; • il dono di sé stesso: quando il malato era povero e distante, non solo non chiedeva nulla, ma era lui stesso a portare all’infermo anche del denaro; • la cura integrale: non si limitava alla diagnosi fulminea ed esatta che lo rese celebre, ma portava anche aiuto spirituale, preoccupandosi di raddrizzare esistenze e di orientare i confusi.
Vivere l’Anno Giubilare significa che l’attenzione verso i più bisognosi deve farci diventare tutti pellegrini di speranza, in un mondo che necessita di essere illuminato dalla presenza della luce del Risorto e dalla fiaccola della carità che Lui ha acceso nei nostri cuori. Il Giubileo del 2025 è un invito a seguire le orme di san Giuseppe Moscati, trasformando ogni incontro con i poveri in un atto di amore che illumina la verità del Vangelo.


