Intervista a suor Chiara Carla clarissa

Intervista a suor Chiara Carla clarissa

Suore del Monastero di Urbino

Mi presento: sono suor Chiara Carla, ho 62 anni, cagliaritana d’origine, monaca clarissa da trent’anni nel Monastero Santa Chiara di Urbino. Mi è stata data l’opportunità, che accolgo ben volentieri, di collaborare a realizzare questa intervista dal tenore fraterno… ne son contentissima! Ma ora andiamo al dunque sperando di esaudire le attese dei lettori e delle lettrici.

Definisciti con tre aggettivi

Domanda non semplice, più facile per chi ti guarda da fuori, per chi ti conosce! Comunque, guardandomi con maggiore oggettività possibile, mi definirei una donna appassionata, curiosa ed entusiasta.

Qual era il tuo sogno da bambina?

Il mio sogno, da bambina era in relazione a due aspetti, il primo quello professionale e il secondo quello umano e familiare; quanto al lavoro desideravo tanto diventare maestra o parrucchiera; maestra perché avevo una maestra elementare bravissima: era lei il mio modello! In più mi piacevano i bambini, allora come oggi. Questo sogno è poi divenuto realtà nella forma dell’insegnamento del latino e del greco al liceo classico che è stata la mia professione sino al giorno del mio ingresso in monastero. Parrucchiera, invece, perché adoravo pettinare le bambole e inventare acconciature sempre nuove: il sogno segreto era passare dalla testa delle bambole alla testa di signore belle ed eleganti! Dal punto di vista dello “status” mi vedevo sposata con tanti figli e avevo già individuato il futuro sposo: un certo, peraltro famoso Signor Ferrero, piemontese, magnate della altrettanto famosa Nutella! Il perché è facilmente immaginabile, non ha bisogno di spiegazioni: «Se sposerò lui, avrò lei»!

Come è maturata in te la vocazione alla vita contemplativa?
La vocazione alla vita contemplativa è maturata in me piano, piano; lungo gli anni dell’età giovane ero affascinata dal donare me stessa agli altri, specie ai più poveri, ai bisognosi e, di conseguenza, cercavo di dedicare il tempo libero dallo studio prima e dal lavoro poi, a questi fratelli e sorelle in difficoltà. Il mio padre spirituale mi aveva consigliato di affiancare al tanto volontariato che facevo, alcuni tempi di preghiera silenziosa, cosa che iniziai a fare. La conseguenza di questa scelta di pregare e non solo “fare”, mi ha lentamente portato a capire e apprezzare, il valore di “essere”… di “essere” e di “esserci”! Così, gradualmente, i tempi di preghiera e silenzio, spesso davanti a Gesù Ostia, crescevano a discapito del volontariato e più stavo davanti al Signore, silenziosamente, più sentivo che la mia preghiera, benché povera e semplice, era preziosa in quanto ricordavo al Signore le tante persone che si trovavano nel bisogno; col tempo, poi, imparai a pregare anche per coloro che non conoscevo direttamente e, infine, per il mondo intero. Sentivo, percepivo che quello “stare con Gesù” intimamente, era un modo di pregare potente, forte, prezioso, che valeva per me più di tutto. Così dedicai più tempo alla preghiera e mi resi conto che anche le tante cose belle che vivevo (studio, lavoro, volontariato, amici, innamoramenti, feste e viaggi) erano meno preziose per me davanti al fatto che il mio piccolo amore unito all’Amore immenso e infinito di Dio, poteva salvare il mondo e recare a tutti tanto bene; così ho iniziato a credere sul serio che, come dice san Giovanni della Croce, «un atto di amore sincero vale più di tutte le azioni di questo mondo»; sentivo che Dio mi affidava il compito di pregare per tutti, amando e nella fede. Così, pian piano, a 32 anni sono entrata nel Monastero di Clarisse in cui vivo oggi insieme alle mie tredici sorelle.

Preghiera

La famiglia, gli amici, come hanno accolto la tua decisione?

Per quanto riguarda gli amici e i colleghi di lavoro della scuola, c’è stato tanto stupore perché avevano sempre sotto gli occhi il mio entusiasmo, la mia gioia di vivere e la mia vita abbastanza dinamica, tuttavia hanno rispettato la mia scelta così particolare, così radicale. Per quanto riguarda, invece, la mia famiglia, i miei genitori e i miei fratelli furono meno stupiti perché, comunque, si erano resi conto che, per quanto facessi molte cose buone, belle e interessanti, avevo, evidentemente scoperto che c’era “un più bello” che mi portava a fare qualche esperienza spirituale di ritiro e di preghiera. Mia madre, mia sorella, insieme a una mia carissima amica mi accompagnarono in monastero il giorno del mio ingresso in clausura; mio padre e mio fratello, invece, ebbero bisogno di più tempo per metabolizzare il distacco che a loro pareva troppo duro. Vennero a trovarmi dopo qualche mese! La mia famiglia, però, mi ha sempre lasciato libera nel grande rispetto dell’amore e della mia scelta personale.  

 

Come si svolge la vostra giornata di lavoro e di preghiera?

La nostra giornata, come ogni vita monastica, ha due assi portanti: la preghiera e il lavoro: è il famoso “ora et labora” del grande san Benedetto che investe la vita monastica anche di altre spiritualità, anche la  mia che è francescano-clariana. La mia giornata di monaca clarissa inizia con la sveglia un po’ prima delle 6:00; alle 6:00, puntualmente, incomincia il coro con la preghiera liturgica dell’Ufficio delle Letture cui segue la meditazione personale. Di seguito le Lodi caratterizzate dalla lode di Dio mentre sorge il sole, poi la santa Messa e l’Ora Terza. Poi la colazione e il lavoro che comprende vari aspetti: la cucina, il riordino del refettorio, la cura e l’accudimento delle sorelle malate o molto anziane, la portineria, la sacrestia, la panneria, la lavanderia e l’orto… ogni gesto, ogni lavoro deve diventare preghiera e la preghiera è il nostro lavoro! Alla fine del tempo del lavoro, verso mezzogiorno, celebriamo l’Ora Sesta e poi pranziamo; dopo il lavaggio dei piatti e il riordino della cucina, c’è il cosiddetto “tempo di silenzio” da dedicare al riposo o, comunque, se qualche sorella ha necessità di lavorare ancora, può farlo certamente ma custodendo il silenzio. Alle ore 15:30, preghiamo l’Ora Nona cui seguono, a seconda degli impegni, lavoro, studio, prove di canto o lezioni sia in presenza che on-line o, magari, “riunioni di famiglia”. Alle 18:00 celebriamo il Vespro, l’ora liturgica più solenne della giornata segnata dal ringraziamento al Signore, mentre il sole tramonta. Segue un’ora di meditazione personale, la cena e la “ricreazione”, momento di svago e scambio tra le sorelle che si raccontano la giornata, tempo del parlare fraterno che dà sollievo alla giornata che si cerca di vivere nel silenzio amoroso dell’unione con Dio. La giornata di una clarissa si conclude con la preghiera di Compieta cui segue il “grande silenzio” da custodire sino all’Ora Terza dell’indomani. La nostra giornata, come vedete, è semplice, intessuta di un quotidiano, se vogliamo, ripetitivo, ma, in un certo senso, sempre nuovo perché nuovi siamo noi ogni giorno: piccole cose, le solite cose di tutti i giorni, ma rese grandi dall’amore e dalla preghiera.

Monastero Santa Chiara di Urbino
Monastero Santa Chiara di Urbino

Cos’è per te la preghiera?

La preghiera è la cosa più preziosa che possiedo perché mi unisce a Dio, perché mi mette in relazione con Lui che è l’Amore. Per me la preghiera è sintonizzarsi con l’Amore di Dio; la preghiera è potente se fatta con fede, ottiene da Dio molte grazie, e, come diceva santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), può, addirittura, cambiare il corso della Storia; la preghiera, è, per me, intercessione, cioè chiedere a Dio il bene, la pace, la gioia, per chi si trova nel bisogno, per chi è fragile, per il mondo intero, per chi conosco e per chi non conosco né conoscerò mai.

Che valore ha per te il silenzio?

Per me il silenzio è un gran dono di Dio; esso ha per me un valore altissimo perché è l’habitat di Dio; Dio è avvolto nel silenzio e il silenzio è l’unica condizione che ci permette di ascoltare la Sua voce… voce che si presenta all’uomo e alla donna di ogni luogo e di ogni tempo come “una brezza leggera”, “una voce fatta di sottile silenzio”. Il silenzio ci rende attesa della venuta di Gesù, ci spalanca al desiderio, crea in noi uno spazio che Dio colmerà con la Sua Presenza forte e dolce, paterna e materna, amante. Infine, mi piace dire che il silenzio è un grande “maestro” che ci insegna a raccoglierci interiormente per trovare il Signore dentro di noi, nel profondo del nostro cuore; il silenzio, pur senza suono, né parola, risveglia la nostra interiorità.

Cosa rappresenta la vostra presenza in un mondo che sembra sempre più disorientato?

Secondo me la vita claustrale rappresenta, nella confusione del mondo di oggi in cui vale tutto e il contrario di tutto, un “punto fermo”, per così dire, o se vogliamo esprimere il concetto in modo più raffinato e musicale, un “cantus firmus” nel coro di mille e mille voci! In una società così ferita dalla solitudine e dall’individualismo, vedo la nostra vita come una “profezia” per quanto riguarda alcuni aspetti: il nostro quotidiano di donne che vivono sempre insieme, per tutta la vita, nello stesso luogo, testimonia che è possibile volersi bene; testimonia il primato di Dio su tutto il resto; penso, inoltre, che ogni monastero è, ovunque e comunque, un “grembo” della vita, una “fucina” di relazioni profonde, sia all’interno che all’esterno, un “porto sicuro” dove ognuno può approdare e trovare un gesto di accoglienza, un po’ di pace e  serenità, una parola di speranza.

Cosa diresti a un giovane o a una giovane in ricerca vocazionale?

A un giovane o a una giovane in seria ricerca vocazionale direi di fermarsi con Dio in silenzio per ascoltare la Sua voce, la Sua Parola; di vivere le cose di ogni giorno, anche le più banali, con estremo amore perché solo l’amore avvicina a Dio, solo l’amore ci fa conoscere Dio e la Sua volontà su di noi; direi loro di rivolgere lo sguardo al proprio mondo interiore per risvegliare le esigenze dello Spirito e per comprendere di cosa hanno bisogno; ma direi anche di guardarsi attorno perché il Signore si manifesta nei fratelli e negli eventi; a questi giovani, infine, direi anche di non avere paura e di “buttarsi” con fiducia nella vita cui ritengono di essere chiamati perché anche a loro il Signore dice: «Non temere, io sono con te»!… e questa vicinanza del Padre, per noi è sicura come l’aurora segue alla notte!
Concludo questa fraterna intervista dicendo “grazie” a voi tutti che avete letto la mia semplice testimonianza nata dalla mia quotidianità; il Signore che ci ha fatto incontrare, vi benedica e vi dia pace!

Suor Chiara Carla Cabras (OSC)  
Monastero Santa Chiara – Urbino

Intervista a suor Chiara Carla clarissa

2 thoughts on “Intervista a suor Chiara Carla clarissa

  1. Davvero profetiche le parole di suor Chiara Carla in attesa che il mondo passi dall’essere un Villaggio globale al divenire un Monastero globale con l’aiuto della preghiera che è migliore del nostro pensiero migliore e… migliora il nostro pensiero. Grazie suor Chiara Carla

  2. Ciao suor Chiara Carla,
    Ho letto con grande interesse nonché gioia la tua intervista e a tal proposito ti chiedo di pregare per me che sono un meschino peccatore.
    Ti chiedo, inoltre ,come posso “veramente e sinceramente ” avere un rapporto silenzioso con il Signore.
    Ti preciso infine che tutte le domeniche partecipo alla Santa Messa ma non riesco ad offrire il mio cuore al Signore come dovrebbe in vero e sano cristiano.
    Ciao e mandami un segno di pace.
    Ps ogni giorno leggo le sacre scritture sul Messalino “Sulla Tua Parola”.

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