Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” novembre-dicembre 2025
Natale del Signore (s)
propria
PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Isaìa (Is 52,7-10)
Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio. – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
Isaìa ci fa giungere il grande grido di gioia del popolo salvato. Le sentinelle esultano, alzano la voce, indicano quello che vedono. Il loro compito è proprio questo: scrutare, vedere, annunciare. L’invito è quello di reagire alla buona notizia del messaggio proprio con un grido di esultanza, che libera tutte le energie represse interiormente. Infatti, succede questo: noi urliamo quando siamo al limite, sia nel male (urla di rabbia) che nel bene (grande esultanza per una cosa stupenda che vediamo o riceviamo). Non si può quindi accogliere fiaccamente la salvezza, con un mezzo sorriso distratto o indifferente; questo significherebbe che in fondo ce ne importa ben poco, che non sentiamo di essere né dannati né in pericolo, quindi che venga l’Emmanuele a trarci fuori dal peccato o non venga, poco cambia. Ebbene, anche se non sentiamo a sufficienza ancora il peso del peccato, siamo chiamati oggi ad ascoltare la sentinella (la Chiesa) che ci annuncia una grande notizia: è tra voi il Salvatore. Il boato che sentiamo nella fede è quello di tutti i salvati in Paradiso. Uniamoci a loro!
SECONDA LETTURA
Dalla lettera agli Ebrei (Eb 1,1-6)
Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio». – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
C’è un abisso di differenza tra il più ispirato dei profeti, tra l’angelo più elevato e Gesù. Il primo è un semplice uomo, il secondo una semplice creatura, seppure di natura angelica, il terzo è Dio. Si apre in questa pagina della lettera agli Ebrei uno squarcio sulla Trinità. Quel Gesù che tutti avevano visto camminare per le strade, vivere come uomo e compiere atti umani, è lo stesso che è di fronte al Padre, che è in lui, sua stessa sostanza. Il Figlio è colui che riceve il Padre pienamente, lo manifesta, lo rende visibile. E il Padre si comunica agli uomini attraverso il Figlio, perché vive in lui. Dunque, l’accesso a Dio non può essere che nel Figlio, perché come potremmo noi uomini pensare di avere una relazione con Uno che è infinito? Quindi, se Dio è «superiore agli angeli» non dobbiamo farci atterrire dal demonio. L’angelo ribelle è creatura, Dio è creatore, infinitamente superiore. Anzi, dopo l’incarnazione possiamo dire che l’uomo è in qualche modo superiore agli angeli, anche quelli infernali, proprio perché Dio si è fatto uomo e non angelo. Quale grande dignità è la nostra!
VANGELO
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. – Parola del Signore.
Commento al Vangelo
Il prologo di san Giovanni, che si legge al termine della giornata natalizia, non è tanto da commentare, quanto da assaporare, rileggendolo lentamente frase dopo frase, espressione dopo espressione. È una lettura che si presta meravigliosamente alla contemplazione. In essa leggiamo, con termini spirituali, l’opera di Dio. «Il Verbo si è fatto carne. Dio nessuno l’ha mai visto, lui l’ha rivelato… il potere di diventare figli di Dio» sono tutte parole che entrano in noi, che generano la vita nuova dei cristiani. Dovremmo impararle a memoria, in modo da dissetare il nostro cuore bisognoso, il nostro intelletto inquinato dal mondo, ed entrare così nella vera vita. Queste sono espressioni che ci fanno compiere un balzo, nel senso che ci portano da un luogo all’altro, dal regno dei morti a quello dei vivi, dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio. E non si dica che sono cose che sappiamo a memoria: ne abbiamo sempre bisogno, perché la luce del Natale non si spenga con le lucine dell’albero, ma continui in noi tutto l’anno e rimanga sempre accesa, perché siamo noi la luce del mondo. Ma quella luce dobbiamo averla vista. E la vediamo proprio nel giorno del Natale.


