Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” luglio-agosto 2025
19ª domenica del Tempo Ordinario (C)
3ª sett. salt.
PRIMA LETTURA
Dal libro della Sapienza (Sap 18,6-9)
La notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri, perché avessero coraggio, sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà. Il tuo popolo infatti era in attesa della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici. Difatti come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te. I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: di condividere allo stesso modo successi e pericoli, intonando subito le sacre lodi dei padri. – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
Dio è fedele alle sue promesse e ai suoi giuramenti. La dimostrazione di tale comportamento si ebbe in maniera evidente nella notte della liberazione del popolo d’Israele dall’Egitto. Dio, dunque, fa la sua parte e a noi tocca fare la nostra. Avere fede, in molte occasioni, significa compiere un atto di coraggio nella potenza misericordiosa di Dio, che si manifesta in modi e momenti assolutamente impensabili. Chi l’ha detto che aver fede significa cercare risposte rassicuranti, che stordiscano e ci tengano tranquilli di fronte alla sofferenza? Fidarsi di Dio è segno di coraggio, indica la capacità di osare e persino di essere sfrontati di fronte all’evidenza, spesso contraria, delle situazioni. È proprio lì che si vedono i veri amici di Dio.
SECONDA LETTURA
Dalla lettera agli Ebrei (Eb 11,1-2.8-19)
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città. Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo. – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
La seconda lettura, tratta dal capitolo 11 della lettera agli Ebrei, ci dice che la vicenda di Abramo e della sua famiglia mostra concretamente cosa significa fidarsi veramente di Dio. Quante volte, nella nostra vita, ci accorgiamo di limiti o situazioni che dicono l’impossibilità di aggirare certi ostacoli? Eppure, Dio può fare ciò che a noi risulta impossibile. Abramo comprese subito questa verità, così ne fece la luce che rischiarava i suoi passi e le sue scelte. Per questo egli è divenuto il padre di una moltitudine di persone, nei secoli a venire. Egli comprese che se Dio ha un piano di salvezza su di noi, nulla e nessuno potrà ostacolarlo. Credere in questo significa già entrare nell’ottica di Dio e vedere ciò che gli altri non possono vedere. Si è grandi, allora, nella misura in cui si crede a Dio e si dà credito alla sua parola.
VANGELO
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,32-48)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». – Parola del Signore.
Commento al Vangelo
È inutile aspettarsi successi planetari o folle oceaniche di persone. I discepoli di Gesù sono destinati a essere, nella storia, un piccolo gregge. Ma piccolo non significa sprovveduto. Ciò significa che proprio con quel numero sparuto di persone Cristo può infiammare il mondo con la sua parola e il suo amore, attraverso la collaborazione e l’esempio di quelli che fanno parte di tale piccolo numero di fedeli. Il premio del regno dei cieli è immagine dell’insindacabile volontà di Dio, che dona la sua benevolenza secondo criteri che noi non riusciamo a comprendere. Dunque, non ci si deve sgomentare, se il messaggio cristiano si perde nell’indifferenza o nel disprezzo: Dio sa come far sì che tale parola tocchi i cuori di tante persone e porti luce nella loro esistenza.


