Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” novembre-dicembre 2025
3ª domenica del Tempo di Avvento (A)
3ª sett. salt.
PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Isaìa (Is 35,1-6a.8a.10)
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto. – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
Il richiamo del profeta Isaìa agli esiliati è un invito alla danza, a cui partecipa anche tutta la creazione (il deserto che si rallegra). Attraverso immagini ed evocazioni si descrive la realtà del rapporto tra Dio e l’uomo. Storicamente avvenne il ritorno a Sion, la ricostruzione del tempio, la ripresa della vita religiosa, ma il vero significato della profezia è per tutti ed è valido anche oggi. È scritto nel passo odierno che tristezza e pianto fuggiranno e che ci sarà felicità; ebbene tali cose succedono quando si ama e ci si sente amati. È questo il punto di arrivo dove il Signore vuole condurci. Le cose di questo mondo passano, anche il tempio e anche le nazioni ricostruite, ma ciò che non passa e non passerà mai è l’amore di Dio. Isaìa dunque ci parla del bisogno che ha Dio di comunicarsi a noi e di farci vivere la sua beatitudine; al tempo stesso ci invita tutti a farci guidare e condurre docilmente dalla voce paterna del Creatore. La “via santa” altro non è, in ultimo, che il Corpo di Cristo, l’essere in lui nuove creature, capaci di donare tutto per amore e ricevere tutto per amore.
SECONDA LETTURA
Dalla lettera di san Giacomo apostolo (Gc 5,7-10)
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore. – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
La costanza e la perseveranza sono virtù necessarie per farci superare tutti i momenti difficili. A volte ci sembra di vedere che non cambia niente o che, nonostante gli sforzi e le preghiere, addirittura le cose vanno sempre peggio e non si vede alcuna soluzione. Fidiamoci di Dio e dei suoi tempi, perché non siamo noi a dettare l’agenda di Dio. In ogni prova, infatti, vi è la sua presenza, e se dobbiamo attendere significa che va bene così, che ne verrà un bene maggiore che ora noi non riusciamo a vedere. Il contadino semina il grano in autunno, ma fino a primavera non vede niente, tutto lavora sottoterra. Quando viviamo una sofferenza e una contrarietà, anche se non capiamo che cosa di buono ne possa venire e non vediamo niente, sappiamo che sottoterra la grazia lavora. Attesa significa fiducia e l’amore si nutre di fiducia, è piantato sulla base della fiducia. Pensate ad Abramo: a lui era stata promessa la discendenza, ma all’età di cento anni era ancora senza figli e non vedeva nulla all’orizzonte. Eppure, divenne padre, e con una moglie novantenne. Ebbe fiducia in Dio e a Dio nulla è impossibile.
VANGELO
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-11)
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui». – Parola del Signore.
Commento al Vangelo
I dubbi sulla messianicità di Cristo li ebbe il Battista in carcere oppure i suoi discepoli? Tra i commentatori alcuni dicono il primo, altri i secondi. È più probabile che la perplessità riguardasse i suoi discepoli, dal momento che Gesù nel Vangelo di oggi tesse le lodi di Giovanni, dichiarandolo il più grande tra i profeti. D’altro canto il Battista aveva detto che, dopo il battesimo, egli avrebbe dovuto diminuire e Gesù crescere, ed era proprio quello che stava avvenendo: Gesù predicava e faceva miracoli (cresceva) e il cugino era nascosto in prigione e prossimo alla morte (diminuiva). I discepoli del Battista erano perplessi perché forse si attendevano un liberatore, un grande conquistatore, mentre sappiamo che l’accoglienza del Messia sta nella conversione dei cuori e che la sua opera è quella di offrire la vita per tutti. Il Battista era stato chiaro, ma non è facile capire Gesù! Occorre sgombrare ogni idea umana e fare come il grande Giovanni: riconoscerlo e poi fargli spazio, perché Gesù cresca in noi come egli desidera e noi diminuiamo agli occhi nostri e a quelli del mondo per essere totalmente suoi nell’anima e nello spirito. Per diventare grandi c’è una sola via: farsi piccoli.


