Liturgia della domenica: 14 settembre 2025

Liturgia della domenica: 14 settembre 2025

Croce

Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” settembre-ottobre 2025

vestitino rosso

Esaltazione della sSanta Croce (f)
Propria

PRIMA LETTURA

Dal libro dei Numeri (Nm 21,4b-9)
In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Commento alla prima lettura

L’importanza della festa della santa Croce – 14 settembre – prevale sulla domenica, e questo ci porta a interrompere il cammino ordinario che ci vede impegnati di domenica in domenica ad ascoltare il Vangelo di Luca. La festa affonda le sue radici nel 335 quando, il 13 settembre, venne dedicata la chiesa della risurrezione a Gerusalemme (il santo sepolcro), eretta sul Calvario su impulso di sant’Elena. La tradizione attribuisce, infatti, proprio alla madre di Costantino il merito di aver ritrovato, pochi anni prima, la vera croce. Per comprendere il significato di questa festa, la liturgia ha scelto il testo tratto dal libro dei Numeri: «Il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano… e un gran numero d’Israeliti morì… [Poi] il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita”». Quell’asta, come ci ricorderà il Vangelo, diventerà segno-simbolo della croce di Gesù, dalla quale abbiamo ricevuto la vita. Oggi non viene dunque esaltata la crudeltà della croce, ma viene esaltato l’amore di Dio che ci ha amati fino a dare la vita per noi in croce. A noi, come risponderemo nel canto del salmo: «Non dimenticare le opere del Signore!».

SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (Fil 2,6-11)
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Commento alla seconda lettura

Nella prima lettura abbiamo messo in evidenza che la festa odierna non esalta la crudeltà della croce, ma l’amore di Cristo, il quale – come ricorda Paolo nella lettera ai Filippesi – «pur essendo nella condizione di Dio… svuotò se stesso assumendo una condizione di servo… facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò…». Nella croce di Gesù viene esaltato l’amore misericordioso di Dio, il quale arriva a donare la vita affinché tutti siano salvi. È simbolo di amore e di perdono, simbolo di altruismo e di salvezza. Non un semplice oggetto ornamentale da appendere al collo o al muro di una casa, ma simbolo della nostra stessa identità. I cristiani, infatti, saranno riconosciuti tali nella misura che vivranno come Gesù è vissuto con e per noi: «Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,13-17)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Commento al Vangelo

icodèmo era un maestro d’Israele e faceva parte della sinagoga; di notte, per non farsi notare, va da Gesù: un cammino che potremmo anche vedere come un percorso che dalla notte porta Nicodèmo alla luce della verità. «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto – troviamo qui il riferimento alla prima lettura – così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo». In Giovanni l’essere innalzato significa “glorificato”, e per Gesù questa glorificazione dovrà passare attraverso l’umiliazione della morte in croce affinché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. È dunque per l’eternità che il Signore sacrifica sé stesso, per dimostrarci di non essere venuto «nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». La festa odierna, l’esaltazione della santa croce, diventa per noi segno-appello per comprendere quanto valiamo agli occhi di Dio, a quanto lui è stato disposto ad arrivare per dimostrarci il suo amore.

Liturgia della domenica: 14 settembre 2025

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