Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” novembre-dicembre 2025
33ª domenica del Tempo Ordinario (C)
1ª sett. salt.
PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Malachìa (Ml 3,19-20a)
Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia. – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
Sta per venire un giorno infuocato, dice Malachia. E se i superbi saranno come paglia, che fine faranno? Bruceranno e spariranno. Questa parola sembra in contrasto con la parabola del grano e della zizzania che leggiamo nel Vangelo. Il padrone di quel campo infatti dà ordine che l’erba cattiva non venga estirpata, ma rimanga insieme al grano buono, per essere poi definitivamente bruciata nel giorno del Giudizio universale. Dobbiamo dare ragione naturalmente al Vangelo, quindi sapere che la separazione sarà definitiva solo alla fine dei tempi. Tuttavia già da ora, da quando il Signore Gesù è presente sulla terra (prima nella carne visibile, poi nel Corpo della Chiesa) il giudizio è presente: i superbi, che pure rimangono, devono sapere che saranno bruciati per sempre e quindi ora hanno il tempo per ravvedersi. Ma chi sono queste anime orgogliose? Gli altri? Ahimé, ci siamo dentro anche noi. Avviciniamoci allora decisamente al fuoco dello Spirito per far bruciare in noi tutte quelle parti che appartengono al mondo per essere trovati purificati al momento della morte e del giudizio.
SECONDA LETTURA
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (2Ts 3,7-12)
Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità. – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
Essere cristiani e vivere il Vangelo non ci esime dal lavorare. La fatica nel lavoro, infatti, ci purifica dal peccato, perché la punizione che Adamo riceve dopo la caduta è proprio la durezza della vita lavorativa («Con il sudore del tuo volto mangerai il pane», Gen 3,19). In qualche modo, lavorando noi ci riscattiamo da quella antica colpa. Il lavoro poi ci educa al servizio, ci tiene lontani dall’ozio e dai vizi. Gli stessi apostoli, che pure predicavano e faticavano per il Vangelo, non volevano campare sulle spalle degli altri, ma in parte continuavano a lavorare per potersi mantenere. Dunque, il lavoro ha un duplice effetto: nel remoto agisce sull’antica colpa e ci riscatta e nel presente ci fa crescere, ci matura, ci fa diventare persone responsabili. Di qui il famoso detto: «Chi non vuole lavorare neppure mangi»
(2Ts 3,10b); devi darti da fare per guadagnarti il piatto e, se non vuoi fare questo, allora digiuna. Dio stesso è sempre all’opera e ci insegna così quanto sia preziosa la laboriosità. Sì, la Chiesa è un cantiere perennemente aperto con operai che lavorano sempre, in pace e tranquillità.
VANGELO
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,5-19)
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». – Parola del Signore.
Commento al Vangelo
Gesù prevede persecuzioni per la Chiesa, ma al tempo stesso ci dice che queste prove ci faranno bene. Dovremo subire guerre e terremoti, ma veniamo anche a sapere che salveremo la nostra vita con la nostra perseveranza. E come si prova la fede, se non quando la nostra vita è minacciata? L’attacco del nemico è dunque uno spartiacque necessario: davanti a esso noi ci posizioniamo e decidiamo in quel momento di chi vogliamo essere. L’odio può ottenere l’effetto contrario: rafforzarci nella fede e farci brillare di più, come le stelle necessitano del buio per poter risplendere. Non ci meravigliamo allora se nel mondo i cristiani subiscono persecuzioni o sono avversati; preoccupiamoci piuttosto quando tutti diranno bene di noi e ci lasceranno in pace, perché questo significa che il sale ha perso sapore e che le nostre parole, pur accettate da tutti, non scaldano i cuori. Il cristianesimo esige eroismo. Anni fa un noto cantante italiano proclamava di volere una vita spericolata, una vita «come Steve McQueen». Vita che, a dire il vero, non è affatto spericolata. È la vita cristiana autentica a essere rischiosa e avventurosa, altro che Steve McQueen.


