Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” luglio-agosto 2025
20ª domenica del Tempo Ordinario (C)
4ª sett. salt.
PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Geremìa (Ger 38,4-6.8-10)
In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi». Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango. Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia». – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
Essere coerenti e parlare in nome di Dio crea sempre inimicizie e contrasti attorno a sé. Di questo ne sono testimoni i profeti, che con la loro vita pongono in evidenza un fatto indiscutibile: le persone non amano sentirsi dire la verità, soprattutto quando è scomoda e mette in luce le incoerenze che vivono. Per essere profeti, al giorno d’oggi, e per incorrere nel loro stesso destino, non è necessario dire chissà quali parole. Già vivere coerentemente i valori in cui si crede diviene un tacito monito. Ecco che iniziano così i contrasti e i tentativi per mettere a tacere queste voci autentiche. Ma non ci si deve far prendere dal timore: Dio compirà la sua opera e arriverà comunque al cuore di tanti.
SECONDA LETTURA
Dalla lettera agli Ebrei (Eb 12,1-4)
Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato. – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
La nostra vita è ricca di eventi, alcuni lieti e importanti, altri più quotidiani e monotoni, altri dolorosi. Ma in questa ricchezza di esperienze non si deve mai perdere di vista l’invito perentorio della lettera agli Ebrei: avere sempre dinanzi la meta, che è Gesù Cristo verso cui dobbiamo tenere fisso lo sguardo. Quando si ha chiara davanti a sé la strada, ogni evento assume un senso e ci arricchisce. Al contrario, se questa chiarezza non c’è, tutte le esperienze che facciamo sono come schegge impazzite, che contribuiscono soltanto a rendere caotica la nostra esistenza.
VANGELO
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». – Parola del Signore.
Commento al Vangelo
L’atteggiamento di Gesù nei confronti della morte imminente che lo attende dimostra la ricchezza del suo cuore divino e umano. Egli sa che l’amore che il Padre ha per tutti gli uomini lo porterà sulla croce, dove il matrimonio tra cielo e terra si celebrerà in maniera definitiva. Ma nel suo cuore vi è una comprensibile angoscia, che si manifesterà soprattutto alla vigilia della passione, come rivelerà nel Getsèmani; lì Gesù chiederà al Padre di rinunciare a quel calice, se è possibile. Proprio questa ricchezza di sentimenti ci fa sentire Cristo così vicino alle nostre speranze e paure di tutti i giorni e ci fa avvertire la sua compassione misericordiosa.


