Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” gennaio-febbraio 2026
2ª domenica del Tempo Ordinario (A)
2ª sett. salt.
PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Isaìa (Is 49,3.5-6)
Il Signore mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra». – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
La figura del “Servo di Jahvè” descritta da Isaìa richiama chiaramente Gesù Cristo. Il Signore non dovrà però semplicemente ricompattare le tribù di Giacobbe e fare d’Israele un paese florido e forte, ma chiamare a sé tutti gli uomini di tutti i tempi e “restaurarli” nella modalità originaria, nella quale erano stati creati Adamo ed Eva. I due progenitori nel paradiso terrestre non erano ebrei, perché Israele ancora non esisteva, ed è a loro che dobbiamo guardare. Non torneremo allo stato di Adamo ed Eva, ma con la venuta dell’Uomo-Dio, il suo sacrificio, la sua risurrezione e ascensione al cielo, egli ha ridonato all’uomo la capacità di vivere la comunione con Dio, anzi, addirittura di essere partecipi della sua stessa natura divina (cfr. 2Pt 1,4). La salvezza di cui parla qui Isaìa, quindi, non è un diploma da ottenere, un luogo dove stare in pace, una condizione di vita buona, sana e florida. La salvezza non è qualcosa, ma qualcuno, e con questo qualcuno occorre avere a che fare. Siamo salvi, quindi, se siamo «in Cristo», espressione che san Paolo usa centinaia di volte nelle sue lettere.
SECONDA LETTURA
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 1,1-3)
Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
Paolo scrive una lunga lettera a una comunità da lui molto amata (aveva vissuto due anni interi in quella città, conosceva tutti) e nel salutarli ci dice due cose importanti: la prima è che egli è apostolo per volontà di Dio, e la seconda è che i Corìnzi sono santi per chiamata ossia hanno una vocazione alla santità. Dichiarandosi apostolo per volontà di Dio, mette subito in chiaro con quale autorità intende scrivere: non per raccontare fatterelli o esprimere opinioni personali, ma per comunicare la volontà di Dio, che egli porta in sé, anche sul popolo dei Corìnzi. Questi poi, essendo battezzati, avendo ricevuto lo spirito di santità, dovranno accogliere la parola di Paolo per vivere meglio quello che hanno già ricevuto. Nella formazione umana e spirituale delle prime comunità era necessario che tutti si raccogliessero attorno a un’idea forte, a una verità di vita che avesse i termini di assolutezza. Ma è così per la Chiesa di tutti i tempi: siamo Chiesa perché siamo Corpo di Cristo, e chi parla nella Chiesa lo deve fare con l’autorità di Cristo. E noi obbediamo perché siamo suo popolo.
VANGELO
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». –
Parola del Signore.
Commento al Vangelo
L’annuncio di Giovanni è grandioso: «Ecco colui che toglie il peccato del mondo!». Tale affermazione avrebbe dovuto attirare sul Cristo tutte le attenzioni possibili, perché non c’è cosa più necessaria di quella di liberare gli uomini dal peccato. Perché allora la notizia non fece il giro del mondo in pochi giorni? Perché le folle non si gettarono ai suoi piedi chiedendo di essere liberate dal male? Perché Gesù chiede prima di tutto di essere accolto e di instaurare con ciascuno di noi un rapporto personale di amicizia e di amore. Se egli liberasse dai peccati in modo anonimo, con un colpo di bacchetta magica restandosene seduto su una nuvola, non sarebbe “amore”. La scena del battesimo richiama la croce: Dio che soffre tra indicibili tormenti per rendere noi liberi dal male e per farci partecipi della vita divina. Eppure, anche in quel momento, la divinità si manifesta e si nasconde insieme. Chi può riconoscere nell’uomo crocifisso il Figlio di Dio? Solo colui che ama, solo colui che crede. Il Battista annuncia, battezza, poi si ritira dalla scena; ci ha detto con sicurezza che Gesù è il Figlio di Dio, e adesso tocca a noi credere, entrare nell’intimità col Salvatore per mezzo dello Spirito Santo.


