Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” settembre-ottobre 2025
25ª domenica del Tempo Ordinario (C)
1ª sett. salt.
PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Amos (Am 8,4-7)
Il Signore mi disse: «Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo l’efa e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano”». Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: «Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere». – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
Il testo della prima lettura è tratto dal profeta Amos ed è un forte richiamo contro la mercificazione della persona: «Voi che calpestate il povero e sterminate gli umili»; ingannate la gente nel giorno di sabato smerciando «il frumento, diminuendo l’efa e aumentando il siclo, usando bilance false…». Amos scuote la coscienza dei ricchi di un tempo, ma quel grido di denuncia raggiunge oggi l’orecchio del nostro cuore e obbliga a domandarci quanto siamo onesti nella relazione con gli altri, consapevoli che il Signore Dio «non dimenticherà mai tutte le loro opere». Una voce dunque che porta allo scoperto i sentimenti degli uomini di un tempo ma altresì i nostri sentimenti; che interpella la loro e nostra intelligenza e coscienza, perché il Signore Dio prende le difese degli orfani e delle vedove, la sorte di quanti vengono umiliati e abbandonati, così come testimoniato dalla preghiera del salmo: «Il Signore Dio siede nell’alto, si china a guadare… solleva dalla polvere il debole…».
SECONDA LETTURA
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1Tm 2,1-8)
Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese. – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
Nella lettera Paolo incoraggia la comunità guidata da Timòteo a concentrarsi nella preghiera, abbracciando indistintamente tutte le persone e tutte le realtà, a cominciare dai responsabili: «Preghiere… per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere». Se ci soffermiamo su questa parte del versetto, può sembrare che Paolo inviti a cedere di fronte al potere umano, ma è la seconda parte che aiuta a comprendere la motivazione di tale richiesta: «Perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio». La preghiera è, dunque, finalizzata a far sì che coloro che ci governano offrano frutti buoni. Un impegno che ha come finalità ultima «che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità». Un appello oggi rivolto a noi affinché preghiamo per i nostri governanti e per quanti, a vario titolo, hanno responsabilità, imparando a pregare «in ogni luogo… alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese».
VANGELO
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,1-13)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». – Parola del Signore.
Commento al Vangelo
Quel Salvatore dei piccoli e dei poveri annunciato e atteso dal profeta Amos trova risposta in Gesù, il quale porta allo scoperto la scorrettezza di coloro che marciano sulla pelle degli uomini, pensando di restare impuniti: «Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare». L’amministratore, non sapendo far altro lavoro, provvide a “scontare” il dovuto ai singoli debitori: «“Tu quanto devi al mio padrone?”… “Cento barili…”. Gli disse: “Siediti subito e scrivi cinquanta”… Il Padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza». A prima vista sembrerebbe che il padrone lodi la disonestà, ma in realtà è probabile che l’amministratore avesse appesantito il debito con qualche percentuale ulteriore da trattenersi per sé. In questo modo, capendo d’esser stato scoperto, ha ritenuto riportare il debito al giusto valore. Ecco la scaltrezza: riconoscere l’errore, cambiare… convertirsi, poiché, come conclude il testo del Vangelo, «non potete servire Dio e la ricchezza». Ho l’umiltà di riconoscere l’errore di come amministro i doni di Dio e di rimettere la logica del Vangelo al centro della mia vita?


