Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” gennaio-febbraio 2026
3ª domenica del Tempo Ordinario (A)
3ª sett. salt.
PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Isaìa (Is 8,23b-9,3)
In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Mádian. – Parola di Dio.
Commento alla prima lettura
I territori del nord d’Israele erano stati invasi dal re d’Assiria, Tiglat-Pilèser, nell’anno 737 a.C., e le popolazioni erano state deportate, per volontà di Dio, a causa delle infedeltà dei re d’Israele. Una vera e propria umiliazione. Ma proprio da quei territori, dove aveva regnato l’infedeltà, iniziò la missione del Salvatore. Quelle terre, che furono tenebrose, verranno riempite di luce dall’Uomo-Dio nella sua prima predicazione. Dio entrò così nella vicenda umana andando a risanare tutto quello che era stato inquinato, perché la vicenda umana è una storia di peccato. Proprio per questo Dio, come dice il Credo: «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo». In questo modo noi siamo chiamati, come ci dice oggi Isaìa, a «moltiplicare la gioia» e «aumentare la letizia». Questo si può applicare alla nostra vita. Ci sono stati degli sbagli gravi? Degli errori imperdonabili? Dei peccati mortali? Questi non sono ostacoli alla grazia divina, anzi, proprio chiedendo sinceramente perdono noi attiriamo l’infinita pietà di Dio e rinasciamo in lui come nuove creature.
SECONDA LETTURA
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 1,10-13.17)
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo». È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. – Parola di Dio.
Commento alla seconda lettura
Fateci caso: la prima opera che il demonio compie quando vi è una comunità di credenti è quella di seminare zizzania. Se in un gruppo che professa una sola fede e un solo Battesimo si creano fazioni, divisioni, contrapposizioni, l’unità si sfalda e l’edificio facilmente crolla. Ognuno difende la propria posizione e in nome di questa l’armonia s’incrina. Al contrario, l’azione dello Spirito Santo è quella di unire i cuori e portarli all’unità. Per vivere questo occorre credere nella grazia di Dio e avere una bontà tollerante verso gli altri, che possono avere pensieri diversi su cose di secondaria importanza. «Perché siano una cosa sola!» (Gv 17,11), prega più volte Gesù nella grande preghiera sacerdotale dell’ultima Cena. Essere un solo cuore e un solo corpo è la grande vittoria del bene sul male. In Paradiso non ci saranno né fazioni né partiti… eppure saremo tutti diversi gli uni dagli altri! Come mai lassù non si litiga mai? Perché tutte le passionalità e gli egoismi li avremo lasciati sulla terra. Iniziamo, dunque, subito quest’opera di pacificazione con i fratelli di fede, costi quel che costi.
VANGELO
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-23)
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. – Parola del Signore.
Commento al Vangelo
Il primo distacco lo compì Gesù, uscendo dalla sua rassicurante abitazione di Nàzaret e andando ad abitare a cinquanta chilometri di distanza, in una casetta a Cafàrnao. Da quel momento egli vive totalmente dedicato alla sua missione, che è quella di annunciare la buona notizia del Vangelo, ossia rivelare il vero volto del Padre, che solo egli, come Figlio, conosce veramente. L’amore di Dio è traboccante: chiama tutti a partecipare alla sua medesima vita, ma per fare questo ognuno deve con-vertirsi, parola latina che significa “portarsi da un luogo ad un altro”, o anche “cambiare direzione”. Per entrare nel mondo di Dio occorre fare un salto, non un semplice passetto; anzi, occorre gettarsi. Pietro, Andrea e i due figli di Zebedéo furono i primi a fare questo balzo: credettero non in una dottrina, ma in un uomo. Uscirono dalla barca e si “gettarono” dietro al Cristo, andarono a vivere con lui, cambiarono quindi totalmente direzione. Gesù non chiede immediatamente la perfezione, perché sa che il cammino verso la santità è lungo, ma invita al balzo della fede. Chi non compie questo salto, ogni giorno, rimane necessariamente chiuso in sé e non può partecipare alla vita divina.


