Liturgia della domenica: 28 settembre 2025

Liturgia della domenica: 28 settembre 2025

Miracolo di Gesù

Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” settembre-ottobre 2025

Colore liturgico verde

26ª domenica del Tempo Ordinario (C)
2ª sett. salt.

PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Amos (Am 6,1a.4-7)
Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, come Davide improvvisano su strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti. – Parola di Dio.

Commento alla prima lettura

Il testo della prima lettura, tratta dal libro del profeta Amos, ci offre la chiave per entrare e comprendere il Vangelo: «Guai agli spensierati di Sion – denuncia il profeta –… a quelli che si considerano sicuri… su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli… ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano… cesserà l’orgia dei dissoluti». Potremmo dire che Amos mette sul banco degli imputati due atteggiamenti molto ambiti anche oggi: spensieratezza e sicurezza. Ricerca di una illusoria serenità che mira a vivere in santa pace anziché portare pace e sollievo agli altri. Se da una parte c’è la dura condanna, dall’altra c’è la rassicurazione che Dio non ha dimenticato i poveri e gli ultimi: egli ascolta il loro grido, spesso espresso senza neppure parole. Dio – recitiamo nel salmo – «rimane fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati». Un testo dunque che sprona i primi a convertirsi, prima che sia troppo tardi, e i secondi a non lasciarsi abbattere, perché Dio c’è.

SECONDA LETTURA

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1Tm 6,11-16)
Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen. – Parola di Dio.

Commento alla seconda lettura

Il testo della seconda lettura non segue ordinariamente il “tema” trattato dalla prima e dal Vangelo, eppure il brano odierno bene s’inserisce nella riflessione. Paolo invita Timòteo a restare saldo, vero “uomo di Dio”. «Tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza». Virtù che chiedono di essere coltivate da tutti, ma ancor più da quanti hanno scelto di seguire e servire più da vicino Gesù. Non è una scelta indolore, fa capire Paolo, ma è una lotta: «Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna… Conserva senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento dell’amore. Caratteristiche che bene si addicono a ogni cristiano, affinché non ci si lasci ingannare dal mondo presente, ma si custodisca con gelosia il dono prezioso del Battesimo, alimentandolo nella preghiera e nella carità. Abbandonare queste coordinate, significa ritrovarsi nel banco degli imputati denunciati dal profeta Amos o in quel ricco epulone richiamato nel Vangelo. A noi decidere.

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». – Parola del Signore.

Commento al Vangelo

Non si tratta di una condanna verso i ricchi, ma una condanna di coloro che pensano di arricchirsi sulla pelle dei poveri! «C’era un uomo ricco che indossava vestiti di porpora… e si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco». Innanzitutto notiamo che del ricco non conosciamo il nome, come se fosse un uomo senza identità, senza storia. Arriva il giorno in cui entrambi muoiono. Ma mentre Lazzaro è nei cieli, il ricco è tra i tormenti: «Padre Abramo – grida – abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito». La cosa interessante è che il ricco, tra i tormenti, non solo riconosce Lazzaro, ma lo chiama per nome. Purtroppo però lo fa solo ora, perché ne ha bisogno. Gesù oggi mette in guardia ciascuno di noi di fronte alla responsabilità che abbiamo nei riguardi dei tanti fratelli e sorelle che incontriamo lungo il cammino: li riconosciamo “fratelli tutti” o facciamo finta di non sapere vedere? Alla fine, il giudizio arriva per tutti.

Liturgia della domenica: 28 settembre 2025

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