Liturgia della domenica: 4 gennaio 2026

Liturgia della domenica: 4 gennaio 2026

San Giovanni Battista

Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” gennaio-febbraio 2026

Vestitino bianco

2ª domenica dopo Natale
2ª sett. salt.

PRIMA LETTURA

Dal libro del Siràcide (Sir 24,1-4.12-16 (NV))
La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta, mentre dice: «Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti». Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creata, per tutta l’eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell’assemblea dei santi ho preso dimora». – Parola di Dio.

Commento alla prima lettura

Sappiamo come nell’antica civiltà greco-romana la sapienza fosse ricercata e apprezzata. Atene era famosa per le scuole di pensiero e i filosofi prosperavano. Anche nelle altre antiche civiltà i saggi erano tenuti in grande considerazione e naturalmente pure oggi, in genere, le persone che hanno studiato molto e sanno tante cose sono ritenute di un grado superiore rispetto ai “semplici”. Non così, però, si ragiona nel versante di Dio. Nel Siràcide è detto che la sapienza non è la capacità di conoscere tante cose, ma è il pensiero stesso di Dio che si mette a disposizione dell’uomo (pianta la sua tenda a Gerusalemme). La sapienza è il dialogo continuo tra Dio e l’uomo credente. Qui non conta avere studiato, ma la fede e la purezza di cuore. Don Divo Barsotti diceva che una nostra vecchina di campagna ne sa molto di più di un professore universitario americano, con ciò intendeva dire che la donna con la fede, con la sua quinta elementare, non solo conosce a intuito le cose di Dio, ma anche interpreta i fatti della vita con una sapienza che un intellettuale ateo non potrà mai raggiungere.

SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (Ef 1,3-6.15-18)
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi. – Parola di Dio.

Commento alla seconda lettura

Nella vita cristiana, prima di considerare le cose che si devono fare e come viverle (la vita morale), dobbiamo prendere consapevolezza a chi apparteniamo, come battezzati. Abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, quindi siamo figli di Dio, dice san Paolo aprendo la lettera agli Efesìni. Se questo è vero, la nostra vita è necessariamente in dipendenza dello Spirito di Dio, il quale non è per aria e non rimane esterno, ma è nel profondo della nostra anima e da lì avvolge tutto il resto. Lo Spirito Santo crea unità tra le varie cose della vita e le direziona tutte a Dio. L’augurio dell’Apostolo è che questo Spirito di sapienza “illumini gli occhi del cuore” per vedere, comprendere, capire come stiano veramente le cose, e soprattutto per conoscere sempre meglio il nostro Salvatore Gesù Cristo. Così la nostra vita diventa sempre più un affondare nella divina presenza di Cristo, che è in noi. Necessariamente un vero cristiano è un mistico, anche se non se ne accorge, perché vive tutto nell’abbraccio spirituale di Cristo risorto. Poi tutto quello che fa è conseguenza di tale unione con lui.

VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.] Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. [Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.] Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. – Parola del Signore.

Commento al Vangelo

La frase finale del prologo di san Giovanni racchiude tutto il senso del suo Vangelo: «Dio nessuno l’ha mai visto», dice l’apostolo. Mettiamoci l’anima in pace. Dio non è visibile per il semplice fatto che la sua natura è ineffabile, divina, spirituale. Dio è “altro”. Però il bello è che ha parlato, e questo significa che desidera entrare in relazione con l’uomo, ossia farsi conoscere. Per questo motivo si è rivelato, e lo ha fatto prima attraverso la creazione (rivelazione cosmica), poi attraverso Israe­le (rivelazione profetica) e, infine, attraverso Gesù Cristo (rivelazione cristiana). Si capisce, così, come tutto quello che viene chiesto per essere cristiani è conoscere Gesù ed essere da lui conosciuti. “Rivelare” significa alzare il velo, far vedere quello che c’è dietro, “oltre” il velo. Nell’ultima Cena l’apostolo Filippo chiese a Gesù se fosse possibile vedere il Padre. Gesù si voltò verso di lui, lo fissò intensamente e gli diede la risposta che vale tutta da sola la storia dell’universo e racchiude la soluzione a tutte le ansie e le domande degli uomini di tutti i tempi: «Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9). Dunque, Dio si può vedere, perché Dio è Gesù.

Liturgia della domenica: 4 gennaio 2026

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