Liturgia della domenica: 5 ottobre 2025

Liturgia della domenica: 5 ottobre 2025

Proteggere il creato

Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” settembre-ottobre 2025

Colore liturgico verde

27ª domenica del Tempo Ordinario (C)
3ª sett. salt.

PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Abacuc (Ab 1,2-3;2,2-4)
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti a me rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette, perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà. Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede». – Parola di Dio. 

Commento alla prima lettura

Il momento è confuso e angoscioso e il profeta Abacuc grida a Dio, si fa voce dello smarrimento del popolo: «Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti…? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?». Nonostante la fatica del momento che porta quasi a sentirsi abbandonati dal Signore, attraverso questo grido il profeta dimostra ancora una volta la sua fiducia in Dio: sa di poter contare sul suo aiuto, sa che lui c’è, è presente nella vita del popolo. In questo appello di aiuto è custodito un grido di speranza. E Dio risponde, assicurando ad Abacuc un termine:  «Scrivi la visione – dice Dio – e incidila bene sulle tavolette… attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà… il giusto vivrà per la sua fede». Potremmo dire che Dio non dà risposte, ma offre il criterio per vivere le situazioni della vita: la fede. Per questo, con il salmista, siamo invitati a cantare: «Ascoltate oggi la voce del Signore», perché lui non abbandona il suo popolo.

SECONDA LETTURA

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2Tm 1,6-8.13-14)
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato. – Parola di Dio.

Commento alla seconda lettura

La fede, commentavamo nella prima lettura, è il dono, il criterio con il quale leggere e interpretare gli eventi della vita. Ma questo è un dono che chiede costantemente di essere alimentato: «Ti ricordo – scrive Paolo a Timòteo – di ravvivare il dono di Dio, che è in te». Paolo sta facendo riferimento al dono del sacerdozio che Timòteo ha ricevuto, ma in queste parole possiamo vedere il dono del Battesimo che tutti noi abbiamo ricevuto: un dono che chiede di essere custodito e alimentato; testimoniato senza timore e senza vergogna, imparando a prendere a modello i sani e santi insegnamenti: «Non vergognarti di dare testimonianza al Signore… Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito». Il dono della fede chiede di essere nutrito dei sani insegnamenti ricevuti e testimoniato nella vita.

VANGELO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,5-10)
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». – Parola del Signore.

Commento al Vangelo

Domenica scorsa il Vangelo ci aveva presentato la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro, invitandoci a saper aprire gli occhi di fronte alle necessità che incontriamo nel qui e ora. Oggi, il Vangelo inizia con una domanda da parte degli Apostoli: «Accresci in noi la fede!». Il testo di Abacuc – prima lettura – si era concluso con la dichiarazione che «il giusto vivrà per la sua fede». Ma questo dono chiede di essere custodito e alimentato, ha ricordato Paolo a Timòteo; chiede di crescere di noi e con noi, fa intuire oggi Gesù ai discepoli. È un cammino di crescita e di fiducia che non segue la logica del mondo, ma può cambiare il mondo. L’importante è saper stare al proprio posto, lasciare a Dio il compito di essere Dio, e da parte nostra sentirsi “servi inutili”, come ricorda Gesù. Non nel senso che non serviamo a nulla, ma nel senso di fare senza attendersi contraccambio: in-utile, senza un utile, senza un tornaconto. La fede è ben altro: è amore. E l’amore non si misura, si dona. Quante scelte oggi – in un contesto dove prevale il dio denaro – sono ritenute inutili semplicemente perché senza utile. Non lasciamoci deviare, la ricompensa arriverà: «Se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà… il giusto vivrà per la sua fede».

Liturgia della domenica: 5 ottobre 2025

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