Pier Giorgio Frassati. Una valanga di vita, verso l’alto

Pier Giorgio Frassati. Una valanga di vita, verso l’alto

Pier Giorgio Frassati

Immaginate un giovane di inizio Novecento a Torino, nato in una famiglia agiatissima, ma che preferiva le soffitte ammuffite e i corridoi del Cottolengo, i barboni incontrati per strada. Un ragazzo dalla vitalità prorompente, una vera «valanga di vita», come lo definì un amico. Il suo nome era Pier Giorgio Frassati, un giovane torinese che, a un secolo dalla sua morte, si prepara a essere proclamato santo il 7 settembre 2025.

La sua breve ma luminosa esistenza fu una testimonianza ardente di un motto che lo guidava: «Verso l’alto». Questa frase non indicava solo la sua passione per le vette alpine, ma la bussola della sua intera vita, puntata costantemente verso Dio.

«… Era come se entrasse un sole»

Nato in un ambiente dove la fede era spesso ridotta a precetti, Pier Giorgio fu un mistero della grazia, emergendo come una personalità gioviale, esuberante e autenticamente religiosa. Dal 1913, entrato all’Istituto Sociale dei Padri Gesuiti, il suo orizzonte religioso si allargò. Qui imparò a mettere l’Eucaristia, l’incontro quotidiano con Gesù, al centro della sua vita spirituale: «Parlava di Nostro Signore e dell’Eucaristia con entusiasmo indescrivibile. Lui, che era così allegrone, quando parlava di cose spirituali diventava un altro. Tanto è vero che quando veniva in camera mia, era come se entrasse un sole», dice padre Lombardi, suo padre spirituale.

L’amicizia: un vincolo verso l’eterno

Chi non avrebbe voluto Pier Giorgio per amico? Allegro, gioviale, sempre disponibile, era il “capobanda” della sua compagnia, la “Società dei Tipi Loschi”. Questo sodalizio, nato durante una gita in montagna nel 1924, era un luogo di allegria e fede condivisa. Loro, giovani universitari cattolici, si chiamavano con nomignoli stravaganti, come “Robespierre” (Pier Giorgio stesso), ma dietro gli scherzi e le gite in montagna, c’era un profondo desiderio di vivere la fede in compagnia, sostenendosi nella preghiera e nel richiamo alla presenza di Dio. Pier Giorgio credeva che il legame più sicuro tra i “Tipi Loschi” fosse la fede, «unico potente vincolo» che lega «su questa terra e nell’altra tutti i Tipi Loschi». La sua capacità di amicizia era straordinaria: vedeva amici in chiunque incontrasse, dal giardiniere al povero, dalla cameriera al capostazione. Per lui, gli amici erano un segno evidente dell’esistenza di Dio, un dono che non potrebbe esistere senza un Creatore.

La montagna e l’anima: «Verso l’Alto»

La montagna per Pier Giorgio non era un semplice sport. Era un luogo dove «andare a trovare Dio in vetta», dove «contemplare in quell’aria pura la grandezza del Creatore». Era una salita che purificava l’anima. Una foto iconica lo ritrae su una montagna, con la scritta di suo pugno «Verso l’alto», sintesi della sua vita come un cammino verso l’assoluto, verso Dio.

Frassati in montagna

Apostolo instancabile della carità

Il cuore di Pier Giorgio batteva per i poveri. La sua carità non era un semplice attivismo, ma la naturale espressione di una vita centrata su Gesù. «Gesù mi fa visita con la Comunione ogni mattina ed io gliela restituisco nel modo misero che posso: visitando i suoi poveri». La sua vita intera scorreva all’insegna della carità. Era un membro entusiasta delle Conferenze di San Vincenzo, visitando quattro o cinque famiglie a settimana, portando cestini di cibo, indumenti, e persino vestiti eleganti per Battesimi o Prime Comunioni. Non usava mai l’automobile per portare i pacchi, ma andava a piedi, in bicicletta o con il tram, sempre con grande rispetto per la dignità delle persone: si toglieva il cappello in casa dei poveri. La sorella Luciana testimoniò che era «più povero del figlio del nostro giardiniere», perché tutto ciò che riceveva finiva nelle tasche dei bisognosi.

L’Ultimo “Verso l’Alto”: La poliomielite e la gioia eterna

Il 1925, Anno Santo, fu per Pier Giorgio una vera e propria via Crucis, percorsa da dolori e rinunce, fino all’arrivo improvviso della malattia: malato di poliomielite fulminante, i suoi sintomi iniziali furono ignorati, scambiati per stanchezza o dolori reumatici, mentre in casa l’attenzione era tutta per la nonna che proprio in quei giorni stava morendo. Con un corpo che cedeva, Pier Giorgio continuava a voler studiare e pregare. Quando finalmente la diagnosi arrivò, era troppo tardi. La sera della sua morte, alle 4:00 del 4 luglio 1925, trovò la forza di urlare: «Mi perdonerà Iddio, mi perdonerà? O Signore, perdonatemi, perdonatemi». «Gesù ti vuole con sé, Gesù ti ama», gli disse il sacerdote che era accanto a lui.

Un’eredità di vita piena

«Non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere», diceva Pier Giorgio; seguiamo il suo esempio per diventare valanghe di vita e valanghe di fede, capaci di illuminare il cammino di chi ci è accanto.

Pier Giorgio Frassati. Una valanga di vita, verso l’alto

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