San Francesco d’Assisi: il rientro tra le feste del calendario

San Francesco d’Assisi: il rientro tra le feste del calendario

San Francesco d'Assisi

Nel cuore dell’Umbria, tra le pietre antiche di Assisi, nasce una delle figure più rivoluzionarie della spiritualità cristiana: san Francesco. Non è solo un mistico, un pellegrino, un poeta o un fondatore religioso, ma un uomo che incarna con radicalità valori universali che oggi risuonano con forza e che parlano a tutti, credenti e non credenti: pace, fraternità, solidarietà, cura degli ultimi e custodia del creato. Per questo il santo patrono ritorna protagonista nel calendario degli italiani.

La pace come stile di vita

Francesco vive in un’epoca segnata da guerre, crociate e conflitti tra città. Eppure, sceglie la via della pace e del dialogo: «Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: “Il Signore ti dia pace”» (Regola non bollata, cap. III). Il suo incontro con il sultano d’Egitto è un episodio emblematico: un pellegrino disarmato che attraversa le linee nemiche per parlare di Dio e di pace. Un altro fatto significativo è quello riportato da Tommaso da Celano nella Vita Seconda (FF 395). Frate Francesco, insieme a frate Silvestro, «arrivò un giorno ad Arezzo, mentre tutta la città era scossa dalla guerra civile e minacciava prossima la sua rovina […]. Il servo di Dio vide sopra di essa demòni esultanti che rinfocolavano i cittadini a distruggersi fra di loro». Ed ecco la vera svolta: con la fede in Dio e la forza della preghiera i demòni furono scacciati. «La città poco dopo ritrovò la pace e i cittadini rispettarono i vicendevoli diritti civili con grande tranquillità». Più tardi Francesco, rivolgendosi agli abitanti di Arezzo, disse loro: «Siete stati liberati per le preghiere di un povero».

Fraternità oltre ogni confine

Il termine “fratello” ricorre costantemente nei suoi scritti. Fratello sole, sorella luna, fratello lupo. Francesco vede ogni creatura come inconfondibile riflesso dell’onnipotenza e della bontà di Dio: «Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le tue creature» (Cantico delle Creature). Esalta la bellezza del creato in quanto porta “significatione” di Dio stesso. Questa visione lo conduce a superare barriere sociali, religiose e persino biologiche. Per lui, l’importanza della fraternità si coglie innanzi tutto a partire dall’ascolto del grido dei poveri, dei miseri, dei bisognosi, dei rifugiati, delle vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie…

San Francesco d'Assisi

La solidarietà e la cura degli ultimi

Papa Francesco, nella sua terza enciclica, scrive: «San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi» (Fratelli tutti, 2).

Francesco abbandonò la ricchezza e il prestigio per vivere tra gli emarginati. La sua conversione iniziò proprio con l’abbraccio a un lebbroso, gesto che simboleggia la rottura con il mondo borghese e l’inizio di una vita di servizio. «E quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro, e usai con essi misericordia» (Testamento).

La custodia del creato: un ecologista ante litteram

Nel Cantico delle Creature, Francesco celebra il creato con parole di gratitudine e meraviglia. Non si tratta di semplice poesia, ma di teologia: la natura è specchio di Dio e ogni elemento ha dignità e valore. Questo approccio lo rende oggi patrono degli ecologisti e fonte di ispirazione per movimenti ambientalisti. Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’, scrive: «San Francesco è l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale vissuta con gioia e autenticità».

Un messaggio attuale

In un mondo segnato da divisioni, conflitti, disuguaglianze e crisi ambientali, il messaggio di San Francesco d’Assisi risuona con una forza sorprendentemente moderna. La sua vita, improntata alla semplicità, alla povertà, alla fraternità universale e alla cura del creato, offre una visione alternativa del vivere: più sobria, più giusta, più compassionevole.
Francesco ci invita a riscoprire il valore della relazione: con gli altri, con la natura, con Dio. In un’epoca dominata dall’individualismo e dal consumo, il suo stile di vita ci provoca e ci interroga. Come scrive papa Francesco nell’enciclica Fratelli Tutti: «San Francesco non faceva la guerra dialettica imponendo dottrine, ma comunicava l’amore di Dio».
La sua testimonianza è diventata così potente da essere riconosciuta anche a livello civile. Il 4 ottobre, giorno della sua morte, è stato recentemente proposto come festa nazionale. Attualmente è “solo” solennità liturgica, ma non civile però, con il via libera del Senato, dopo quello della Camera, la festa nazionale di san Francesco d’Assisi viene introdotta dal 2026 (anno che celebrerà gli 800 anni della morte del Santo). Essendo, però domenica si partirà dal 2027. Questo gesto sottolinea quanto i valori francescani siano patrimonio di tutti, credenti e non credenti, non appartengono al passato, ma al futuro.

San Francesco non è un uomo perfetto, ma un uomo vero. Libero dai beni, dai pregiudizi, dalle paure perché al centro della sua vita c’è Cristo. La sua eredità non è solo religiosa, ma profondamente umana. Raccontarlo oggi significa offrire una visione alternativa del vivere: più leggera, più giusta, più fraterna.

In questo giorno in cui celebriamo san Francesco, prendiamoci un momento per riflettere: quali gesti concreti posso compiere per vivere la pace, la fraternità e il rispetto per il creato?
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