Nascosto nelle pieghe della storia sacra, avvolto nel silenzio operoso della sua bottega di Nàzaret, san Giuseppe, che la Chiesa festeggia il 19 marzo, emerge dalle fonti non come un protagonista fragoroso, ma come l’ombra discreta eppure fondamentale di un evento che ha cambiato il corso dell’umanità. La sua biografia, intessuta di umiltà e obbedienza, risuona ancora oggi con una sorprendente attualità, offrendo un modello di giustizia interiore, accoglienza incondizionata e amore maturo.
Cercare la via del bene per l’altro
Immaginiamolo, questo giovane di Betlemme, discendente del re Davide, artigiano del legno con un talento riconosciuto e un animo mite e devoto. La sua vita prende una svolta inattesa quando, tra gli scapoli della sua tribù, viene designato come sposo della giovane Maria: un presagio divino che lo lega indissolubilmente al mistero.
Il cuore di Giuseppe, promesso sposo secondo le usanze ebraiche che già consideravano il legame quasi matrimoniale, viene messo a dura prova da una notizia sconvolgente: Maria è incinta, prima che la loro convivenza abbia inizio. L’angoscia lo assale, il peso del sospetto, il conflitto tra la legge che imporrebbe una denuncia pubblica con conseguenze tragiche per Maria (lapidazione secondo la legge antica), e il suo profondo rispetto e amore per lei. La sua giustizia non è rigida osservanza della norma, ma una rettitudine interiore che cerca la via del bene: egli sceglie di «licenziarla in segreto» per non esporla all’umiliazione e alla condanna. Quanta modernità in questo gesto! In un’epoca in cui il clamore e il giudizio sommario spesso prevalgono, Giuseppe ci insegna il valore del riserbo, della compassione, della scelta silenziosa che tutela la dignità dell’altro

Un susseguirsi di “sì” coraggiosi
Il disegno divino, tuttavia, è più grande dei timori umani. Un angelo, messaggero celeste, irrompe nel sonno tormentato di Giuseppe per rivelargli la verità: quel che è generato in Maria viene dallo Spirito Santo. In quel “non temere” risuona un invito universale ad abbandonare le nostre paure di fronte all’inatteso, ad accogliere la realtà, anche quando scombina i nostri piani e le nostre aspettative. Giuseppe, figlio di Davide, si fida, obbedisce alla voce divina che allarga i suoi orizzonti, permettendogli di vedere oltre l’apparenza, di scorgere una Provvidenza nascosta anche in ciò che inizialmente sembra drammatico.
La sua vita diventa un susseguirsi di “sì” coraggiosi: al progetto di Dio, al viaggio faticoso verso Betlemme, alla nascita del Figlio in una grotta. Lo vediamo protettore solerte della Sacra Famiglia, costretto alla dura esperienza dell’essere profugo in Egitto per sfuggire alla furia di Erode. Un’esperienza, quella di dover lasciare la propria terra per la salvezza dei propri cari, che purtroppo continua a essere una drammatica realtà per milioni di persone nel nostro tempo. Giuseppe, in questo, diviene icona di chi è costretto a fuggire, di chi accoglie e protegge chi è vulnerabile.
La bellezza del quotidiano
Poi il ritorno, l’umile vita a Nàzaret, il lavoro di falegname accanto a Maria e a Gesù che cresce. Un’esistenza ordinaria, scandita dalla fede e dal sacrificio, culminata nell’episodio del ritrovamento di Gesù dodicenne nel tempio. Giuseppe ci mostra la bellezza della quotidianità vissuta con amore e dedizione, l’importanza di essere presenti e responsabili nella crescita dei figli, pur nella consapevolezza che essi appartengono, in ultima analisi, a un disegno più grande.
San Giuseppe muore prima dell’inizio della predicazione di Gesù. La sua figura, pur defilata, resta emblema di una paternità adottiva vissuta con pienezza e responsabilità, un amore che non deriva dal legame biologico ma da una scelta libera e consapevole di accogliere e proteggere una vita.
Se vuoi approfondire i tratti della vita di san Giuseppe ti consigliamo Vita di san Giuseppe. Il volume – scritto da Maria Cecilia Baij, una monaca benedettina del Settecento attualmente in corso di beatificazione e canonizzazione – ripercorre la vita di san Giuseppe attraverso pagine intrise di rivelazioni private che rivelano un san Giuseppe in linea con l’invito di papa Francesco a riscoprirlo come “padre nella tenerezza”, “padre dell’accoglienza” e “padre dal coraggio creativo”. Con un mix avvincente di tracciati evangelici e tradizioni pie, il ritratto di san Giuseppe di Cecilia Baij offre un’esperienza unica e coinvolgente che risuona con l’attualità e la rilevanza di oggi.

Oggi, infatti, la figura di san Giuseppe parla con forza alle nostre famiglie, alle nostre comunità, ai singoli individui. Ci ricorda che l’amore vero è quello che sa andare oltre l’innamoramento iniziale, che accoglie l’altro “a occhi aperti” con le sue fragilità e le sue sorprese; ci esorta a non chiuderci di fronte agli imprevisti della vita, ma a fidarci di una Provvidenza che può trasformare anche le difficoltà in opportunità di crescita e di amore più profondo. Ci insegna il valore del silenzio operoso, di una giustizia che si coniuga con la misericordia, di un’obbedienza che nasce dall’ascolto attento della voce di Dio nella nostra coscienza e negli eventi.
In un mondo che spesso esalta l’apparenza e il clamore, san Giuseppe, l’uomo giusto, lo sposo fedele, il padre amorevole, continua a essere un faro di umiltà, di forza interiore e di amore concreto, un modello attuale e necessario per riscoprire la bellezza di una vita donata nel silenzio e nella fede. Preghiamolo, affidiamoci a lui e imitiamolo!