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Giornata mondiale dei poveri 2020

Giornata dei poveri

I poveri al centro del Vangelo

Domenica 15 novembre, si è celebrata la IV Giornata Mondiale dei Poveri, fortemente voluta da papa Francesco. Ogni anno, con questa iniziativa ritorniamo a soffermarci «su questa realtà fondamentale per la vita della Chiesa, perché i poveri sono e saranno sempre con noi (cfr Gv 12,8) per aiutarci ad accogliere la compagnia di Cristo nell’esistenza quotidiana» (Papa Francesco, Messaggio per la IV Giornata Mondiale dei Poveri). L’invito che deriva da questa domenica è quello di tendere la mano ai poveri e di farsi carico dei più deboli

Nell’omelia che papa Francesco ha tenuto presso la Basilica Vaticana, ha sottolineato l’importanza dei talenti che il Signore ha donato a ciascuno; ha ricordato che il Signore si fida di ognuno di noi, ci fa strumenti per portare il suo Vangelo agli altri.
Per essere in grado di vedere tutto questo, però, dobbiamo stare attenti a non cadere in quella che il Santo Padre ha definito “tentazione del magari”: «Troppe volte, guardando alla nostra vita, vediamo solo quello che ci manca e ci lamentiamo di quello che ci manca. Allora cediamo alla tentazione del “magari!…”: magari avessi quel lavoro, magari avessi quella casa, magari avessi soldi e successo, magari non avessi quel problema, magari avessi persone migliori attorno a me!… Ma l’illusione del “magari” ci impedisce di vedere il bene e ci fa dimenticare i talenti che abbiamo. Sì, tu non hai quello, ma hai questo, e il “magari” fa sì che dimentichiamo questo. Ma Dio ce li ha affidati perché conosce ognuno di noi e sa di cosa siamo capaci; si fida di noi, nonostante le nostre fragilità. Si fida anche di quel servo che nasconderà il talento: Dio spera che, malgrado le sue paure, anche lui utilizzi bene quanto ha ricevuto».

Papa Francesco ha ribadito con forza: «Non dimenticate: i poveri sono al centro del Vangelo; il Vangelo non si capisce senza i poveri. I poveri sono nella stessa personalità di Gesù, che essendo ricco annientò sé stesso, si è fatto povero, si è fatto peccato, la povertà più brutta. I poveri ci garantiscono una rendita eterna e già ora ci permettono di arricchirci nell’amore. Perché la più grande povertà da combattere è la nostra povertà d’amore. La più grande povertà da combattere è la nostra povertà d’amore».
Quindi, a partire dalla consapevolezza della fiducia che il Signore ripone in noi, papa Francesco richiama tutti a non lasciarsi contagiare dall’indifferenza: «Oggi, in questi tempi di incertezza, in questi tempi di fragilità, non sprechiamo la vita pensando solo a noi stessi, con quell’atteggiamento dell’indifferenza. Non illudiamoci dicendo: “C’è pace e sicurezza!” (1Ts 5,3). San Paolo ci invita a guardare in faccia la realtà, a non lasciarci contagiare dall’indifferenza».

Questo monito sembra risuonare ancora più forte in questo scorcio di metà novembre che ci prepara a un Natale probabilmente diverso da quelli che abbiamo finora vissuto, data l’emergenza sanitaria nella quale tutto il mondo è immerso, ma che non deve comunque farci dimenticare il senso vero del Natale cristiano e la domanda che sottende: «Si avvicina il tempo del Natale, il tempo delle feste. Quante volte, la domanda che si fa tanta gente è: “Cosa posso comprare? Cosa posso avere di più? Devo andare nei negozi a comprare”. Diciamo l’altra parola: “Cosa posso dare agli altri?”. Per essere come Gesù, che ha dato sé stesso e nacque proprio in quel presepio».
Sentiamoci chiamati, allora, dal Signore a mettere a frutto i nostri talenti; sentiamoci chiamati ad avere uno sguardo attento agli altri e alle tante povertà (non solo materiali ma anche spirituali) che ogni giorno possiamo incontrare sul nostro cammino.
Non lasciamoci contagiare dall’indifferenza!

La migliore chiusura di questa riflessione ci sembra possa essere la Preghiera semplice di san Francesco, con la quale vi salutiamo, augurandovi un buon cammino!

Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace:
dov’è odio fa’ ch’io porti l’Amore,
dov’è offesa ch’io porti il Perdono,
dov’è discordia ch’io porti l’Unione.
Signore, dov’è dubbio fa’ ch’io porti la Fede,
dov’è errore ch’io porti la Verità,
e dov’è disperazione la Speranza,
dov’è tristezza ch’io porti Gioia,
dove sono le tenebre ch’io porti Luce.
Maestro, fa’ che io non cerchi tanto ad esser consolato
quanto a consolare,
ad essere compreso quanto a comprendere,
ad essere amato quanto ad amare.
Poiché è dando che si riceve,
è perdonando che si è perdonati,
morendo che si risuscita a vita eterna.
Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace:
dov’è odio fa’ ch’io porti l’Amore,
e dov’è disperazione la Speranza,
dov’è tristezza ch’io porti Gioia,
dove sono le tenebre ch’io porti Luce.
Ch’io porti la Fede, ch’io porti la Speranza,
ch’io porti la Gioia, ch’io porti la Luce.
Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace:
dov’è odio fa’ ch’io porti l’Amore,
dov’è offesa ch’io porti il Perdono,
dov’è discordia ch’io porti l’Unione.
Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace.

Giornata mondiale dei poveri 2020

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