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Liturgia del giorno – 19 marzo 2021

San Giuseppe

San Giuseppe sposo della beata Vergine Maria (s)
propria

Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” marzo-aprile 2021

Celebriamo la festa di san Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nel primo capitolo del vangelo secondo Matteo viene definito con tre titoli che ce ne forniscono un ritratto essenziale: «lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo», «figlio di David», ossia discendente della stirpe messianica e chiamato a sua volta a legare Gesù a questa discendenza, «uomo giusto» in quanto accetta e fa la volontà di Dio. Chiediamo a san Giuseppe di aiutarci ad ascoltare il Vangelo e a metterlo in pratica in modo da fare ogni giorno la volontà del Padre nostro che è nei cieli.


PRIMA LETTURA

Dal secondo libro di Samuèle (2Sam 7,4-5a.12-14a.16)
In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”». – Parola di Dio.

Commento alla prima lettura

«Il tuo trono sarà reso stabile per sempre». Siamo talmente abituati ai cambiamenti di regimi politici, di maggioranze solo apparentemente democratiche, a tragedie etniche e religiose compiute in nome del potere, che la frase iniziale può rivestire un valore piuttosto scadente, o quantomeno ironico, beffardo. Come è possibile che il trono di un re duri per sempre? Oltretutto, si parla proprio di Davide, un uomo che da una parte è stato prescelto da Dio ed è diventato l’unto, il consacrato dell’Altissimo, ma dall’altra si è dimostrato un grande peccatore. Inoltre, perché proprio il suo regno dovrebbe diventare stabile per sempre, gli altri re non si meritano altrettanto? È qui proprio indispensabile che passiamo da uno sguardo puramente umano – così come si è parlato sinora – a una prospettiva di fede. Adesso, Davide diventa solo una limitata e peccatrice prefigurazione di Colui che sarà senza peccato: Gesù Cristo. Il trono stabile per sempre appartiene al Messia tanto invocato, a Gesù Cristo Figlio di Dio. Gesù s’inserisce nell’albero genealogico di Davide grazie a san Giuseppe che, al Figlio affidatogli in custodia dal Signore darà il nome Gesù, “Dio salva”. 


SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 4,13.16-18.22)
Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede. Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono. Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». Ecco perché gli fu accreditato come giustizia. – Parola di Dio.

Commento alla seconda lettura

«Ti ho costituito padre di molti popoli». Come detto nella lettera ai Romani, Abramo è padre di tutti i popoli, in quanto reso tale da Dio stesso. Prima di Abramo e dopo la creazione del cosmo e, infine, dell’uomo, secondo il racconto biblico, nell’umanità si era creata una situazione di crescente violenza e ingiustizia. Questa proliferazione del male viene descritta attraverso una serie di gradini che salgono verso l’omicidio, il rifiuto del legame con Dio e l’abominio nelle varie città… sino alla torre di Babele. Dio ha provato proprio tutto per cercare di far ravvedere il suo popolo. Ma, mentre gli uomini permangono nel peccato, Dio “inventa” Abramo, un padre per tutti i popoli. Cosa significa essere padre? Anzitutto, partecipare alla paternità e alla fecondità di Dio stesso. Un padre autentico rischia, soffre, patisce, gioisce insieme ai suoi figli. Abramo come padre di «molti popoli» è stato interpretato in diversi modi. C’è chi intende solo il popolo israelita e chi cerca di estendere questa espressione dalla Chiesa cattolica alla presenza di Cristo, anche inconsapevole, in tutti i popoli. La fede di san Giuseppe è come quella di Abramo e la nostra deve essere come la sua. Dobbiamo guardare a lui come a un esempio luminoso.


VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,16.18-21.24a)
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. – Parola del Signore.

Oppure:

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,41-51a)
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. – Parola del Signore.

Commento al Vangelo del giorno

«Era uomo giusto»: che bello questo appellativo che viene rivolto a san Giuseppe. Non è una parola vuota, ma si rivela colma di significato, sia nell’intenzione di ripudiare nel segreto Maria, sia nell’accogliere il messaggio dell’angelo. In tutti i Vangeli non viene riportata una sola frase pronunciata da Giuseppe e questo ci dice, e ci ricorda continuamente, che i fatti sono molto più importanti delle parole. In un mondo come il nostro, tempestato di messaggi fatti di proposte, pubblicità, notizie, false notizie che poi vengono smentite, san Giuseppe ci richiama a un’essenzialità del linguaggio. Inoltre, non bisogna assolutamente sminuire la sua figura per mancanza di testimonianze sulle sue parole. Ricordo solo due aspetti, scolpiti nei Vangeli e nella tradizione: maestro di lavoro per Gesù, che viene riconosciuto nel Vangelo come il figlio del falegname. Inoltre, la tradizione ci consegna il momento del passaggio al cielo di Giuseppe, come accompagnato da Gesù e Maria. Non è necessaria la fantasia, ma basta la fede, per cogliere tutto il valore di questo cammino compiuto insieme.

Oppure:

Un padre e una madre che vivono nell’angoscia, nella preoccupazione ardente e intensa per il proprio figlio: quanto è umana questa immagine che oggi ci regala il Vangelo. Anche oggi i genitori si preoccupano per i figli ma può accadere che la preoccupazione sia accompagnata, al tempo stesso, da disattenzione verso di loro, mancanza di comunicazione e di ascolto reciproco. In un mondo segnato non solo dal dono della fecondità e dell’educazione, ma anche dal peccato, tutto ciò diventa possibile e frequente. Ma il brano biblico ci dice qualcosa di più: Gesù adolescente ha già sviluppato la consapevolezza di una Figliolanza tutta speciale, di una vocazione e una missione che superano di gran lunga le normali aspettative dei genitori terreni. Gesù ha scoperto di essere prima di tutto Figlio di Dio, è diventato interiormente e pubblicamente consapevole che solo in questo titolo può rispecchiarsi pienamente. Quanti papà e quante mamme oggi sono disposti a lasciarsi annunziare che il loro figlio/a è prima di tutto figlio di Dio nella creazione e tutto questo è sottoscritto pienamente grazie al Battesimo? Anche per Maria e Giuseppe questo passaggio è avvenuto non senza difficoltà: «Essi non compresero». Vi è poi Gesù Cristo, Figlio del Dio Altissimo e Onnipotente, che si rivela «sottomesso» all’educazione di Giuseppe e Maria.


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