Liturgia della domenica: 10 ottobre 2021

Liturgia della domenica: 10 ottobre 2021

Gesù

Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” settembre-ottobre 2021

28ª domenica del Tempo Ordinario (B)
4ª sett. salt.


PRIMA LETTURA

Dal libro della Sapienza (Sap 7,7-11)
Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento. L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile. Parola di Dio.

Commento alla prima lettura

Il brano della Sapienza introduce bene alla lettura del Vangelo di oggi. Ognuno di noi, in tutte le fasi della vita, è chiamato a valutare le cose e a scegliere ciò per cui vale la pena vivere. Da ciò che sceglieremo dipenderà la qualità della nostra vita; per effettuare scelte adeguate abbiamo bisogno di avere la sapienza. Questo bene preziosissimo porta il credente a un atteggiamento diverso nei confronti della vita e a valutare le cose e il mondo con quella sapienza che viene dall’alto e illumina ogni cosa, anche le zone più oscure della nostra vita e della nostra storia. È la sapienza che ci rende capaci di riconoscere il sapore delle cose che valgono e farle nostre, di scegliere ciò che davvero vale e rende buona la vita. Per questo la sapienza è un dono che riceviamo dall’alto e che dobbiamo chiedere con grande umiltà, sapendo che la nostra libertà è preziosa, ma anche facilmente influenzabile. Chi si attacca alle ricchezze materiali perde la consapevolezza che esiste un mondo di ricchezze “differenti”. Più della bellezza, della salute e della ricchezza è importante il dono della sapienza! Spesso lo dimentichiamo.


SECONDA LETTURA

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 4,12-13)
La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto. – Parola di Dio.

Commento alla seconda lettura

La seconda lettura ci indica una strada: quella della centralità della Parola di Dio nella nostra vita. Gesù è la Parola di Dio, il Verbo fatto carne. È il Figlio di Dio che, facendosi uomo, conosce bene tutto ciò che abita nel nostro cuore. Tutti noi sappiamo per esperienza quanto sia difficile comprendere le nostre intenzioni, discernere i nostri sentimenti più profondi e genuini. La Parola è in grado di arrivare in profondità, proprio come una spada che entra nelle parti più intime dell’uomo. Essa è viva, dinamica, potente, tagliente… Letta, riletta, riascoltata, suona sempre diversa e nuova, capace di svelare significati inediti nel tempo e nelle azioni delle persone che l’accolgono. Metterci in ascolto della Parola da soli o durante la celebrazione è il modo per aprire il cuore a Dio, o meglio, per essere presi per mano da Gesù ed essere condotti a conoscere tutto ciò che si agita nel nostro cuore e a riconoscere ogni aspetto di noi come un dono da mettere nelle mani di Dio. Non dobbiamo mai temere, perché Gesù saprà trovare i tempi giusti e le vie migliori per guidarci. Sempre.


VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà». Parola del Signore.

Commento al Vangelo del giorno

Il racconto dell’incontro di Gesù con «un tale» di cui Marco non specifica l’identità, in modo che ognuno di noi possa riconoscersi in lui, è stato il principio di moltissime riflessioni rivolte soprattutto ai giovani, perché quest’uomo presenta alcune caratteristiche che lo avvicinano alla figura di un giovane. Sarà perché corre incontro al Signore o perché gli si getta ai piedi o forse di più per la domanda insistente che pone a Gesù sulla vita, sul bisogno profondo di trovare un senso alle sue giornate. Ma su questo aspetto l’esperienza della fede dovrebbe già di per sé conservarci sempre uno spirito giovane. Il Maestro, dopo la prima domanda su cosa fare per avere la vita eterna, risponde con la proposta ben più coinvolgente di seguirlo, imitando la sua vita. È una proposta esigente e per questo Gesù fa precedere le sue parole da un gesto ricco di significato e di grazia: «Fissò lo sguardo su di lui, lo amò». Ogni volta che il Signore chiede di seguirlo, non fa mancare la grazia necessaria. Seguire Cristo non è un discorso di sacrifici, ma di lasciare tutto per avere tutto. Il Vangelo chiede la rinuncia, ma solo di ciò che è zavorra che impedisce il volo.


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