Liturgia della domenica: 19 maggio 2024

Liturgia della domenica: 19 maggio 2024

Pentecoste

Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” maggio-giugno 2024

Domenica di Pentecoste (s) (B)
propria


Messa vespertina con la celebrazione vigiliare prolungata

PRIMA LETTURA

Dal libro della Gènesi (Gen 11,1-9)
Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. – Parola di Dio.

Commento alla prima lettura

L’opera dello Spirito Santo cerca di portare a compimento in noi l’immagine e la somiglianza con Dio impresse in noi nella creazione, mentre la logica mondana ricerca la realizzazione di sé stessi nella dimenticanza e nell’indifferenza nei riguardi di Dio, quasi che non meriti alcun interesse nella vita dell’uomo, proprio come è avvenuto con la costruzione della torre di Babele. L’uomo continua a voler costruire con le proprie forze la torre di Babele, per raggiungere da sé stesso l’altezza di Dio, per essere come Dio. Babele è l’anti-Pentecoste che genera disperazione e incomunicabilità: l’uomo non troverà mai sé stesso, rimanendo chiuso in sé, ma solo uscendo da sé stesso. È assurdo vivere per farsi un nome costruendosi una stupida torre, ma non è impossibile che passi la vita a farlo. Non è impossibile vivere di possesso e di vanagloria, sciupando la propria vita, al contrario è piuttosto frequente. Alla fine ognuno parla la lingua della propria torre. Dio viene in nostro aiuto visitandoci con il morso della solitudine affinché si risvegli in noi la nostalgia di un bene più grande.


SECONDA LETTURA

Dal libro dell’Èsodo (Es 19,3-8a.16-20b)
In quei giorni, Mosè salì verso Dio, e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”. Queste parole dirai agli Israeliti». Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il Signore. Tutto il popolo rispose insieme e disse: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!». Il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di corno: tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore. Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte. Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco, e ne saliva il fumo come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. Il suono del corno diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce. Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte. –
Parola di Dio.

Commento alla seconda lettura

«Voi stessi avete visto […] come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me». Portandoci in alto il Signore ci ha insegnato a conoscerlo meglio. Le ali dell’aquila sono un’immagine di grandezza per dire come siamo stati portati in alto dalla potenza divina di amore che noi stessi abbiamo sperimentato. «Bene – dice ora il Signore – adesso che siete arrivati, se volete possiamo fare alleanza, possiamo stringere un patto fra di noi affinché voi siate la mia “proprietà particolare, fra tutti i popoli”». Il termine che usa Dio per dire “proprietà” (segullàh) è quello che usavano i pastori per indicare quel gruppo di pecore che apparteneva proprio a loro. Dio si è scelto un popolo perché fosse il suo popolo, non come esclusione degli altri, ma perché attraverso di esso egli vuole giungere a tutti gli altri popoli. Ho scelto voi – dice il Signore – per raggiungere insieme a voi il resto del mondo. Accettare questa alleanza significa diventare «un regno di sacerdoti e una nazione santa». Nella nuova alleanza tutto questo è diventato vero per la Chiesa.


TERZA LETTURA

Dal libro del profeta Ezechièle (Ez 37,1-14)
In quei giorni, la mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore”». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”. Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”». Oracolo del Signore Dio. – Parola di Dio.

Commento alla terza lettura

Che cosa significa che Gesù è risorto? Significa che l’amore di Dio è più forte del male e della stessa morte; significa che l’amore di Dio può trasformare la nostra vita, far fiorire quelle zone di deserto che ci sono nel nostro cuore. Ecco che cos’è la Pasqua: è l’esodo, il passaggio dell’uomo dalla schiavitù del peccato, del male alla libertà dell’amore, del bene. Cristo è morto e risorto una volta per sempre e per tutti, ma la forza della risurrezione – questo passaggio dalla schiavitù del male alla libertà del bene – deve attuarsi in ogni tempo, negli spazi concreti della nostra esistenza, nella nostra vita di ogni giorno. Quanti deserti, anche oggi, l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di noi, quando manca l’amore per Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custodi di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona. Tuttavia, la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite. Lasciamo che la potenza di Dio trasformi anche la nostra vita, per diventare strumenti di questa misericordia.


QUARTA LETTURA

Dal libro del profeta Gioèle (Gl 3,1-5)
Così dice il Signore: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave in quei giorni effonderò il mio spirito. Farò prodigi nel cielo e sulla terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile. Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamato». – Parola di Dio.

Commento alla quarta lettura

«Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie». Profetizzare vuol dire essere veramente strumenti di un’azione divina. Il profeta è lo strumento per mezzo del quale Dio opera, parla, agisce, dando così forma alla storia umana. Il messaggio è chiaro e al tempo stesso sconvolgente: Dio vive attraverso di noi. Questa è la nostra vocazione: lasciare libero Dio di agire attraverso tutto ciò che noi siamo. Come dice un’antica preghiera, «noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora, siamo l’ultimo messaggio di Dio scritto in opere e parole». C’è un momento della Messa in cui siamo invitati a rivivere questa donazione ed è l’offertorio. Padre Pio diceva che l’offertorio è il momento in cui l’anima viene separata dal profano. In quel momento, illuminati dalla Parola, offriamo a Dio noi stessi: il corpo, lo spirito, tutto quello che ci capiterà nella giornata, la vita, le pene, i dolori, le richieste, tutto. Entriamo così nel piano di Dio, con la nostra libertà, dicendogli: tutta la vita è tua, assumila, prendila, trasformami in te.


EPISTOLA

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,22-27)
Fratelli, sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. – Parola di Dio.

Commento all’Epistola

«Nella speranza […] siamo stati salvati». Proprio così. La speranza cristiana non delude mai perché è radicata nell’amore che Dio stesso nutre per ciascuno di noi. La speranza cristiana è una certezza nel futuro in forza del dono di grazia che sperimentiamo già al presente; essa non è semplicemente qualcosa, ma qualcuno, proprio come canta Francesco di Assisi nelle Lodi di Dio Altissimo: «Tu sei la nostra speranza!». La speranza ha il volto e il nome di Gesù. Se non fosse così sarebbe solo un bel sogno, ma del quale non abbiamo nessuna sicurezza. È bella la speranza: è quella virtù teologale infusa in noi da Dio, che ci dà tanta forza per camminare nella vita. È contagiosa la speranza: se il nostro cuore ne è ricolmo, non sa trattenerla, ma sente che deve raggiungere tutti. Lo Spirito viene in soccorso alla nostra debolezza, accende il cuore, prega in noi, opera, trasforma ogni cosa e spalanca innanzi a noi l’orizzonte della speranza e della piena redenzione, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.


VANGELO

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,37-39)
Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato. – Parola del Signore. 

Commento al Vangelo del giorno

Lo Spirito Santo è il motore della vita del cristiano. È di una potenza inaudita l’immagine di Gesù ritto in piedi che grida a gran voce: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». L’immagine che viene poi suggerita, riguardo al cuore di Cristo, è quella di un cuore che diventa sorgente del dono dello Spirito. È proprio dello Spirito rendere il nostro cuore, a immagine di quello di Cristo, luogo sorgivo di amore, di preghiera, di testimonianza. Abbiamo forse bisogno di ripensare il nostro modo di immaginare il dono dello Spirito Santo. Lo Spirito – diceva un monaco – non riempie i cuori per ingolfarli come le oche o gonfiarli come palloni da calcio, ma per renderli punto sorgivo di amore e di preghiera. Più che un riempimento, ciò che lo Spirito opera in noi è uno svuotamento, affinché possa zampillare in noi, come nel cuore di Cristo, con un amore senza ritorno. Per essere ripieni di Spirito occorre, dunque, svuotarsi di sé, come Maria, mistica sposa dello Spirito Santo.


Alla Messa del giorno

PRIMA LETTURA

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». – Parola di Dio.

Commento alla prima lettura

Il giorno di Pentecoste il fuoco dello Spirito Santo divampa nel cuore degli apostoli che iniziano a parlare instancabilmente e gioiosamente di Gesù. I discepoli sono insieme nel cenacolo, in questa «grande sala» dove scocca l’ora della più profonda unione con Dio. Il cenacolo è un luogo “già pronto” e al tempo stesso da preparare, è un luogo eucaristico, è un luogo sacerdotale, è un luogo prodigioso e missionario. È il luogo dell’effusione dello Spirito Santo. Fuori dal cenacolo c’è una folla stupita e meravigliata nel sentire, nella propria lingua, la narrazione delle grandi opere di Dio. Sempre, quando lo Spirito interviene il mondo resta stupefatto. La cosa bella è che la Pentecoste non appartiene a ieri, ma è l’oggi della Chiesa, non è qualcosa di circoscritto a una festa, dal momento che l’eterno amore di Dio non può essere confinato in un tempo. Nel giorno di Pentecoste la lingua degli uomini diventa la lingua dello Spirito Santo. Nella Chiesa, come in ogni comunità, è necessario che sempre si rinnovi questo prodigio. È più che mai urgente spalancare le porte allo Spirito.


SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (Gal 5,16-25)
Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. – Parola di Dio.

Commento alla seconda lettura

Non dovremo vivere più secondo la carne, ma secondo lo Spirito: ecco la prima cosa che il Signore ci dice. Dobbiamo vivere una vita tutta divina. San Paolo esprime il cuore del Vangelo: la salvezza è per opera di Gesù grazie alla fede, cioè a una adesione totale alla persona di Gesù. I cristiani hanno per questo ricevuto un nuovo Spirito, lo Spirito di Cristo, che ci rende figli e non più schiavi, ma liberi. Il Vangelo diventa così forza di Dio per la salvezza, una fede che esige sottomissione a Gesù come Signore e un’apertura allo Spirito, per questo esorta i cristiani a vivere secondo lo Spirito, e non più secondo la carne. Lasciamoci guidare dallo Spirito, invochiamolo nella nostra vita ogni giorno: solo col suo aiuto potremo vincere le nostre difficoltà, catene e tentazioni. L’amore, la pace, la gioia, il dominio di sé, non vengono dalla carne o dai nostri sforzi, bensì direttamente dallo Spirito Santo che invochiamo giorno dopo giorno. Alla fine di ogni Messa, l’invito ad andare in pace è invito a «camminare secondo lo Spirito». Il fine della Messa altro non è che camminiamo in una vita nuova.


VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27;16,12-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». – Parola del Signore. 

Commento al Vangelo del giorno

Nel dono dello Spirito Santo si compie l’incontro di ogni anima con Dio, o meglio non un semplice incontro, si realizza il mistero di una partecipazione personale di ciascuno di noi all’intima vita di Dio. Nel dono dello Spirito noi siamo stati attratti nel seno della divina Trinità. Com’è possibile che un uomo sia contento di essere solo uomo? Pur consapevoli di tutti i nostri limiti, siamo chiamati ad aprire l’abisso della nostra anima per accogliere Dio in noi, per sentirci “ripieni” di lui. Egli sempre riempie di sé: Dio solo può riempire. Ecco il mistero della Pentecoste. Noi viviamo il dono di Dio nel mistero di una povera vita. Siamo veramente ripieni e condotti dall’irrompere dello Spirito Santo alla verità tutta intera. La verità non è una definizione sulla vita, ma una persona viva, è Gesù: lo Spirito ci unisce intimamente a lui, ci dona di vivere la vita dell’eternità. Cos’è mai la vita dell’eternità se non la vita di Dio? Questa è la nostra vocazione, la vita trinitaria. Ognuno di noi è chiamato a vivere la vita di Dio. La nostra vocazione è Dio stesso, è essere lui, vivere lui. A questo ci chiama la nostra vocazione.


Abbonamento al Messalino
Abbonamento al Messalino
Liturgia della domenica: 19 maggio 2024

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su
Le tue preferenze cookie

Questo sito web utilizza i cookie

Utilizziamo i cookies per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi. Acconsenta ai nostri cookies se continua ad utilizzare il nostro sito web.

Salva
Rifiuta