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Liturgia della domenica – 24 gennaio 2021

Chiamata discepoli

3ª domenica del Tempo Ordinario (B)
Liturgia delle ore 3ª sett. salt.

Il Signore ci chiama a collaborare per la costruzione del Regno di Dio. In questa domenica impegniamoci a riconoscere la chiamata di Gesù nelle piccole cose della nostra vita e chiediamogli di aiutarci a lasciare le nostre reti per seguirlo con la fiducia che questa strada ci farà essere migliori e portatori di questa gioia agli altri.

Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” gennaio- febbraio 2021.


PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Giona (Gn 3,1-5.10)
Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àl­zati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore. Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece. – Parola di Dio.

Commento alla prima lettura

Nella mentalità dell’uomo vissuto nell’ambiente dove è stata composta la Bibbia, Nìnive è la città del peccato per eccellenza. I suoi abitanti sono i ribelli a Dio, gente di cui non ci si può fidare e da cui stare lontani. Infatti, Giona, all’inizio del suo libro, appena ricevuta la missione di recarsi proprio in quella città, scappa esattamente dalla parte opposta. Solo il Signore può compiere il miracolo. Prima di tutto nella persona stessa del profeta, facendolo risorgere dalla sua morte spirituale; donandogli il coraggio e la forza di realizzare la sua missione di salvezza anche in mezzo a tutti coloro di cui non voleva saperne. Poi negli stessi cittadini di Nìnive che «credettero a Dio e bandirono un digiuno». Anche oggi non basta piangerci addosso per il peccato presente nel mondo, vivendo senza essere disposti a muovere un dito in favore di un maggiore e autentico amore, di una speranza ritrovata, di una comunione ristabilita. Ognuno di noi può passare dal pregiudizio orgoglioso, alla consapevolezza della propria responsabilità nell’annunziare la salvezza di Dio. È possibile a tutti, basta aprire il cuore alla voce del Signore.


SECONDA LETTURA

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 7,29-31)
Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!

Commento alla seconda lettura

«Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve […]. Passa infatti la figura di questo mondo!». San Paolo, in questa lettera, ci mette di fronte a interrogativi che riguardano ogni stagione della vita: il Signore tornerà sì o no? Come incontrerò il mio Signore e Dio? Se lo chiedevano i primissimi cristiani e, dopo tanti secoli, anche noi siamo qui nella nostra incertezza o nella nostra fede. I cristiani delle prime generazioni vivevano un dubbio di questo tipo: se il Signore Gesù torna fra poco, o lo incontriamo quasi immediatamente, è inutile che ci impegniamo a costruire un mondo migliore fatto di amore: tanto, fra poco ci penserà lo stesso Signore Gesù Cristo in persona. Se il Signore, invece, ritorna fra molto tempo, si può rischiare di pensare di vivere intanto curando i propri affari, i propri comodi, perché poi si avrà tempo per pensare a Dio, alla sua salvezza e alla conversione. San Paolo invita ad affrontare la vita diversamente, superando entrambi i rischi: il criterio fondante è Cristo, da incontrare ogni giorno; ogni istante racchiude una perla preziosa. Non lasciamoci, quindi, abbagliare da essa, ma cerchiamola con fiducia e lodiamo il Dio che non fa mancare mai nulla ai suoi figli.


VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui. – Parola del Signore.

Commento al Vangelo del giorno

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Il tema di questa domenica è presentato dalle letture in modo molto lineare: il profeta Giona annuncia e ottiene la conversione; san Paolo invita alla sana attesa del Signore Gesù Cristo che dona un modo equilibrato, intelligente e colmo d’amore per rapportarci con la nostra esistenza; il Vangelo indica in Gesù colui che dà compimento alla vita. La Bibbia stessa presenta il nostro esistere come un pellegrinaggio. C’è, infatti, una grande differenza tra un escursionista, un vagabondo e un pellegrino. Un escursionista viaggia per rilassarsi, per godere il panorama, per stare in compagnia, per raggiungere un obiettivo: tutte cose bellissime, ma insufficienti a dare significato all’esistenza. Sarebbe come limitarsi a vivere secondo il motto: «Vivi con leggerezza, divertiti». Può andar bene per un fine settimana, per alcuni giorni di vacanza, ma poi ci ritroviamo con in mano solo un pugno di sabbia. Il vagabondo, che non ha una meta, deve necessariamente arrangiarsi con un po’ di astuzia e anche con tanta fortuna. La Chiesa, invece, pellegrina sulla terra, ha una meta, il Signore Gesù Cristo, e cammina in equilibrio tra la sana scaltrezza e la fiducia nella provvidenza.


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