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NUOVA TRADUZIONE DEL PADRE NOSTRO: PERCHÉ?

Padre nostro

La prima domenica di Avvento dello scorso anno, con l’entrata in vigore del nuovo Messale Romano, la Chiesa ha adottato la nuova traduzione del Padre nostro, in cui è stata modificata la frase “e non ci indurre in tentazione” in “e non abbandonarci alla tentazione”.
La frase, così come tradotta nella versione precedente, aveva sempre dato adito a discussioni e a domande.

Sapendo che tradurre è sempre “un po’ tradire”, i biblisti hanno sempre cercato di rimanere il più possibile fedeli al testo originario; ma, come la comprensione della rivelazione è in continua evoluzione con lo scorrere del tempo, così anche la traduzione della Sacra Scrittura riceve sempre maggiore luce: ecco il motivo “felice” di questa “nuova” versione del Padre nostro, ancora più fedele al messaggio di Gesù e all’autentico volto di Dio Padre.

Dio non ci abbandona mai. E risulta strano che si possa dire a Dio “non spingerci a cadere in tentazione”. La traduzione con “non indurci in…” non risultava fedele. La nuova traduzione recupera la dimensione paterna di un Dio che non ci abbandona neppure nel momento, che non viene risparmiato a nessuno, della tentazione.

La novità editoriale Shalom “E non abbandonarci alla tentazione” di don Achille Morabito ti permette di approfondire questo tema e comprendere bene quanta riflessione teologica e pastorale ci sia dietro a ogni parola della preghiera che Gesù ha insegnato a tutti noi.

NUOVA TRADUZIONE DEL PADRE NOSTRO: PERCHÉ?

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