Titolo: beato Rolando Rivi, il coraggio di morire per Gesù

Titolo: beato Rolando Rivi, il coraggio di morire per Gesù

Beato Rolando Rivi

Esiste ancora al giorno d’oggi un ideale, un valore, una causa per la quale un giovane ragazzo o una giovane ragazza siano disposti a perdere la vita?

Il coraggio di dare la vita

A quanto pare sì, basta pensare agli scontri in Iran che vanno avanti dallo scorso settembre: i giovani chiedono al regime della Repubblica islamica e alla Guida Suprema Ali Khamenei di allentare la repressione e di permettere ai cittadini di avere diritto alla libertà di espressione e all’accesso alle informazioni, oltre che il diritto alla libertà di riunione pacifica e di associazione. Inoltre, i giovani chiedono la libertà di poter accedere all’istruzione, soprattutto per ciò che riguarda le bambine e le ragazze, e la libertà per le donne di non indossare il velo. Dall’inizio delle proteste sarebbero 530 i morti fra i manifestanti – di cui 71 bambini – mentre più di 19 mila sarebbero stati arrestati.
Oppure pensiamo ai circa 1733 attivisti ambientali uccisi negli ultimi dieci anni, particolarmente in Sudamerica e in America Centrale, dove il controllo e l’uso della terra e del territorio è una questione centrale. I dati sugli omicidi raccontano solo una parte della questione. A morire di più, in proporzione, sono i popoli indigeni. Ben il 40% degli attivisti ambientali uccisi sono nativi, benché rappresentino appena il 5% della popolazione mondiale.

Morire per la propria fede

Ma oggi si muore ancora a causa della propria fede cristiana? Nella storia della Chiesa, soprattutto quella dei tempi antichi, sono tantissimi i martiri. Ma anche oggi, gli uomini e le donne di Chiesa e i missionari continuano a essere uccisi per la loro fede e il loro impegno a favore degli ultimi. Nel 2022 più di 100 sacerdoti e suore sono stati rapiti, arrestati o assassinati. 


Facciamo un passo indietro: durante la Seconda Guerra Mondiale ci sono state eroiche testimonianze di fede. Qui citiamo l’esempio di Rolando Rivi, giovane seminarista di 14 anni, ucciso in modo barbaro dai partigiani nel 1945 in odio alla fede. Rolando Rivi fu sequestrato da un gruppo di partigiani della brigata Garibaldi il 10 aprile del ’45. Dopo tre giorni di orribili sevizie dovute al solo fatto di non rinnegare la propria fede e di voler indossare la sua talare, fu portato in un bosco a Piane di Monchio, costretto a scavarsi la fossa e poi ucciso a colpi di pistola. A sparare furono Giuseppe Corghi e Delciso Rioli. I carnefici usarono la sua tonaca nera per farne un pallone da calcio e poi la appesero come un trofeo. Per quel delitto entrambi furono processati e condannati a 23 anni di carcere ma ne scontarono solo sei in seguito all’amnistia Togliatti. Prima di morire, Rolando chiese di pregare per la mamma e il papà. È stato beatificato da papa Francesco il 5 ottobre del 2013.

Il coraggio del perdono, chiesto e ricevuto

Nel 2018, Meris Corghi, la figlia del partigiano che, il 13 aprile del ’45, uccise il giovane seminarista, ha chiesto e ottenuto il perdono da parte della famiglia di Rolando. Ha scritto una lettera ai parenti di Rolando rimasti in vita, esprimendo il suo desiderio di chiedere il loro perdono per il delitto compiuto dal padre Giuseppe.

E il 16 aprile, nell’antica pieve di San Valentino di Castellarano, oggi santuario, dove Rolando è stato battezzato e dove riposa in un’urna sotto l’altare, durante la Messa celebrata dal vescovo di Reggio in occasione dei 73 anni dal martirio, Meris ha abbracciato Rosanna, la sorella di Rolando, i cugini e gli altri parenti rimasti in vita, dopo aver pronunciato parole che hanno commosso i presenti.



Titolo: beato Rolando Rivi, il coraggio di morire per Gesù

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