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Liturgia della domenica: 14 novembre 2021

Domenica 14 novembre

Testi tratti dal Messalino “Sulla Tua Parola” novembre-dicembre

33ª domenica del Tempo Ordinario (B)
1ª sett. salt.


PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Daniele (Dn 12,1-3)
In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro. Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre. – Parola di Dio.

Commento alla prima lettura

Andiamo verso la fine o verso il fine? È vera la seconda. Le parole del profeta Daniele ci proiettano verso il tempo finale: dopo un periodo di grande angoscia, Dio salverà il suo popolo e donerà la salvezza a quanti sono scritti nel “libro della vita”. La nostra storia cammina verso una pienezza che è l’incontro definitivo con il Signore della storia, incontro che è insieme salvezza e giudizio. Si parla qui di risurrezione e di destinazione finale: la vita eterna o la morte eterna. “Tertium non datur!”. Non esiste una terza possibilità! «In quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro»: raccogliamo in queste parole profetiche una grande promessa che ci assicura che il male non avrà l’ultima parola. Se è pur vero che a noi qualche volta sembra che Dio lasci un margine eccessivamente largo al male, ciononostante la storia non gli sfugge dalle mani. Non alla fine, ma al fine guardiamo. Se proprio di “fine del mondo” vogliamo parlare, in verità ce n’è una che deve compiersi ogni giorno, quella del nostro mondo malvagio che costruiamo senza Dio.


SECONDA LETTURA

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 10,11-14.18)
Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato. – Parola di Dio.

Commento alla seconda lettura

I sacrifici che venivano offerti al tempio di Gerusalemme erano un grido, un’implorazione di perdono, ma non erano in grado di ottenere una vera santità interiore, tanto è vero che il peccato rimaneva e l’offerta dei sacrifici doveva essere continuamente rinnovata. Ora invece, Cristo Gesù, con il suo sangue, con il sacrificio di sé stesso realizza in pienezza il suo sacerdozio portando tutta l’umanità a Dio. L’offerta che il Padre gradisce non è quella degli animali sacrificati, ma quella del “Corpo di Cristo”, cioè la vita del suo Figlio unigenito accolta come atto di obbedienza alla sua volontà, per mezzo della quale l’umanità peccatrice viene santificata «per sempre». Siamo tutti salvati, ma la salvezza donata deve essere accolta, affinché ogni peccato sia distrutto e redento non solo nella sua realtà, ma anche nella sua possibilità. La vittoria del Signore, unico Sommo Sacerdote che ci conduce alla salvezza, ora «assiso per sempre alla destra di Dio», assicura la nostra vittoria.


VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,24-32)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre». – Parola del Signore.

Commento al Vangelo del giorno

Le parole di Gesù sono un invito per i discepoli di ogni tempo a non avere paura, ma ad affrontare ogni cosa perseverando nella fede in Dio. Il cielo e la terra sono destinati a “passare”, l’universo intero è destinato a “passare”. Tutto il creato porta in sé il segno della finitudine. Ciò che invece non “passa” sono le parole di Gesù: poiché esse stanno dalla parte del Creatore, sono eterne. Le parole di Gesù sono quelle che ha ricevuto dal Padre e che per amore ha donato a noi: «Le parole che hai dato a me io le ho date a loro», dirà Gesù nella grande preghiera di oblazione e di intercessione nell’ora del sacrificio (Gv 17,8). Gesù è il «Figlio dell’uomo» che, unendo presente e futuro, rimane il punto fermo in mezzo agli sconvolgimenti del mondo. In lui non temiamo più nulla e siamo pure liberati dalla curiosità riguardo a date ed eventi della “fine del mondo”, tema spesso cavalcato dai falsi profeti di turno. Ciò che invece gli sta a cuore è indicarci la via giusta da percorrere per entrare nella vita eterna: «Io sono la via» (Gv 14,6) che conduce alla verità e alla vita. Nel rapido volgere di ogni cosa, la parola di Dio, immutabile, rischiara i nostri passi e in base alla nostra risposta a essa saremo giudicati.


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